Economia       Politica   Internazionale   Giustizia   Grandi temi Cronache ipertestuali

Scriviamo le regole della Terza Repubblica

L'Italia rischia la paralisi. Se non si chiude al più presto quella lunga fase di transizione - finora verso il peggio - che è rappresentata dalla cosiddetta Seconda Repubblica, il nostro Paese avrà di fronte a sè un orizzonte di progressivo declino, politico, economico, sociale e culturale.

La crisi "strisciante" cui stiamo assistendo non è che l'ennesimo segnale del fallimento di un sistema politico che assicura stabilità ma non capacità di governo.

La Seconda Repubblica è nata dalla modifica del sistema di voto, pretendendo di essere maggioritaria e bipolare in nome di due parole d'ordine quali "semplificazione" e "stabilità".
In realtà il numero dei partiti ed i fenomeni di migrazione degli eletti sono cresciuti.
Se il maggioritario funziona valorizzando l'elettorato e le opinioni che si trovano al centro della politica, da noi il sistema "bastardo" che abbiamo adottato ha avuto l'effetto contrario, portando a coalizioni posticce, create solo per vincere le elezioni, fortemente condizionate dalle ali e dagli estremismi interni.
La pretesa stabilità non si è mai trasformata in governabilità.

Questo perchè il "bipolarismo all'italiana" non è in grado di generare compagini di governo omogenee. Né sul fronte del centro-destra, che nonostante l'enorme forza parlamentare non riesce a fare le riforme promesse, oscillando tra pulsioni thatcheriane e paura delle stesse, vittima di un incredibile dilettantismo e di ampie divaricazioni al suo interno.
Né sul fronte dell'attuale opposizione - il cui unico vero collante appare ancora e solo l'avversione a Berlusconi - divisa su questioni fondamentali come la politica estera e le scelte economiche, tra un centro-sinistra di governo che vede paralizzate le aspirazioni riformiste da istinti conservatori, e una sinistra-sinistra che è movimentista, antagonista e populista.

Occorre cambiare.

Gli italiani hanno capito che gli obiettivi di semplificazione del quadro politico e di maggiore governabilità cui puntavano sono stati totalmente disattesi.

Per questo, sempre di più, reclamano il ritorno della Politica, contro la mediocrità di una classe dirigente inadeguata alle sfide del cambiamento.

Il declino strutturale del Paese - oggi reversibile, ma destinato a divenire decadenza permanente se non si avvia subito un grande progetto di modernizzazione - è insieme effetto e causa della crisi politico-istituzionale, ed entrambi vanno combattuti indicando al Paese la necessità di realizzare una svolta di valore epocale.

Sì, caro Salvati, stiamo parlando della Terza Repubblica.
Una Terza Repubblica capace di superare le insufficienze della Prima e l'inconsistenza della Seconda.

Terza Repubblica, sia chiaro, non significa ritorno al passato, cedimento a nostalgie della Prima Repubblica, delle sue regole e dei suoi partiti.

Nè rappresenta il sogno di un futuro che non c'è e non potrà esserci.

Ma come arrivarci, alla Terza Repubblica?
Società Aperta parte dal presupposto che i poli non sono riformabili e che occorra rompere il gioco "scomponendo e ricomponendo" alleanze e partiti. Una "dialisi" politica che deve produrre coalizioni programmaticamente più omogenee, consentendo a tutti i "riformisti" - intesi come uomini e forze sensibili alla necessità di una nuova fase costituente della vita nazionale - di unirsi per battere estremisti e conservatori.
Questo significa, prima di tutto, ripensare l'attuale meccanismo di voto.
Sappiamo che il sistema elettorale è solo uno strumento, un mezzo e non un fine, ed è un grave errore, purtroppo già commesso in passato, cercare di trasformarlo in una bandiera.
Non di meno è uno strumento importante, una premessa indispensabile per il cambiamento.

Società Aperta propone un sistema elettorale che salvi il potere dell'elettore di scegliere chi governerà - e quindi consegni definitivamente al passato il proporzionalismo esasperato e un parlamentarismo paralizzante - ma consenta il formarsi di coalizioni omogenee. Esso può essere mutuato da quello tedesco (proporzionale con sbarramento alto e sfiducia costruttiva) o anche da quello francese (uninominale a doppio turno), entrambi sistemi capaci di esaltare il valore della democrazia dell'alternanza senza avere le tossine del "bipolarismo all'italiana".

Noi preferiamo il modello tedesco, ma siamo disposti ad accettare quello francese, pur di uscire dallo status quo.

Ma qualunque sistema elettorale non può dare buoni frutti se non è accompagnato da adeguate e coerenti architetture istituzionali. E viceversa.

Dunque, è più che mai urgente rivedere l'intero impianto istituzionale, bloccando le revisioni della Costituzione a colpi di maggioranza e la deriva di un federalismo lacerante e moltiplicatore di costi.

Dal cambiamento del titolo V della Costituzione, tragico errore del centro-sinistra nella scorsa legislatura, ai pericolosi progetti di riforme costituzionali, devolution in testa, cui confusamente lavora il centro-destra, nessuno ha colto che la trasformazione delle regole e delle istituzioni deve travalicare la dialettica tra governo e opposizione, richiedendo maggioranze ampie e politicamente rappresentative. Altrimenti ad ogni cambio di legislatura si rischia di ricominciare daccapo, a tutto danno dell'autorevolezza e della credibilità dello Stato nelle sue diverse articolazioni.

Noi, come vedete, poniamo un problema metodologico prima ancora che di merito. Ma non si tratta di bon ton parlamentare, si tratta di una questione squisitamente politica.

Certo, nel merito potremmo dire che un premierato forte senza adeguati controbilanciamenti riduce le garanzie, o che preferiremmo lo sdoppiamento delle funzioni tra Camera e Senato piuttosto che la creazione di un Senato delle regioni di stampo corporativo. Ma come movimento d'opinione, il nostro compito non è quello di entrare nello specifico, bensì quello di porre una questione di ordine generale.

Per questo Società Aperta chiede la convocazione di un'Assemblea Costituente.
L'unico luogo deputato ad affrontare organicamente tutte le questioni che attengono agli assetti istituzionali.
I tempi legislativi per convocarla insieme alle prossime elezioni politiche ci sono, chi è d'accordo si assuma le relative responsabilità.

Insomma, riassumendo, se si vuole evitare la paralisi, occorre rivedere in modo organico e strutturale l'intero impianto statuale, e per far questo bisogna ripensare il sistema politico, a partire dalla legge elettorale che lo genera.

Con l'obiettivo di ridare centralità e dignità alla Politica.
Con l'obiettivo di fare un salto di qualità, anche generazionale, nella selezione del personale politico e della classe dirigente. Una classe dirigente capace di essere all'altezza delle sfide che abbiamo di fronte.
Con l'obiettivo di definire un nuovo modello di sviluppo e di relazioni sociali che sappia salvaguardare la coesione e la concertazione - indispensabili in una società complessa e frammentata come la nostra - senza però riesumare la vecchia logica consociativa e dunque senza rinunciare a valori della modernità quali il dinamismo, la flessibilità, la mobilità, il merito.

Società Aperta - movimento d'opinione che dopo un anno di attività consolida il suo essere laboratorio di riflessione politica, di elaborazione programmatica e di formazione di nuova classe dirigente - sollecita tutti i cittadini che sentono la preoccupazione del presente e del futuro del Paese a unirsi ai suoi sforzi per la realizzazione della Terza Repubblica.

Siamo convinti che la crisi italiana può essere superata ritrovando uno spirito costituente che nasca dalla consapevolezza che il passato è passato, ma il futuro non ha ancora preso forma.

Roma, 14 settembre 2004


Società Aperta: Via della Consulta, 50 - 00184 Roma tel. 064745514