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Il partito della zuccheriera di Davide Giacalone
Si ha un bel dire che l'europeismo è un nobile sentimento, mentre immondo è chi vi si oppone. Ma la tentazione è forte. Insomma, per capirci, avete
mai preso un caffè al bar?
E' un rito, una pausa rilassante, a dispetto della caffeina. La tazzina vi
è offerta ben calda, il liquido scuro e denso attende d'essere zuccherato.
Ci son quelli che lo bevono amaro. Nulla da eccepire, ma lo zucchero,
secondo me, ci vuole. E qui, ciascuno, ha la propria misura, il proprio
modo di valutare il numero di granelli da far sciogliere. Ecco, tutto
questo, adesso, è fuorilegge.
Gli italiani hanno recepito una norma dell'Unione Europea, secondo la quale
sono illegali le zuccheriere, e possono essere utilizzate solo le bustine
preconfezionate.
Ora, a parte il fatto che in questo modo si prende male la misura; che così
facendo si butta via lo zucchero (chi versa mezza bustina getta il resto,
ovviamente); che pretendere, in questo modo, di salvaguardare l'igiene è da
beoti. A parte tutto questo, si vuol sapere: ma che cavolo c'entra l'Europa
con le zuccheriere? Davvero esiste un legislatore europeo così sfaccendato e
desideroso di farsi odiare da dedicare il suo tempo a cose sì amene?
E con questo atto di ribellione, gentili lettori, fondo il partito della
zuccheriera.
28/04/2004

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