E' ora di considerare
Putin un dittatore
di Davide Giacalone

La Russia ha smesso d'essere la patria del comunismo e, quindi, lo scrigno della disinformatia, ma qualche cosa d'anomalo è rimasto, rendendo alquanto incerta la sua democrazia.

Ieri due aerei sono decollati dal medesimo aeroporto, e nel giro di pochi minuti si sono schiantati al suolo. Il procuratore generale Ustinov dice di non escludere alcuna ipotesi, ivi compreso l'errore umano, mentre l'FSB, ovvero l'erede del KGB, il servizio segreto, esclude la pista terrorista. L'idea dell'errore umano sarebbe comica, se il tema non si prestasse così poco alla comicità, mentre l'esclusione del terrorismo appare quanto meno affrettata.

Tanto più che la Russia di Putin è impegnata in una sanguinosa guerra contro i ceceni, che ha contorni inquietanti e tecniche che somigliano al genocidio. Tanto più che qualche mese fa fu attribuito a terroristi ceceni un attacco in un teatro moscovita, i cui esiti rimangono oscuri ed i cui contorni assolutamente equivoci.

Insomma, si può ben gioire del fatto che l'impero del male si sia messo in cammino sulla via democratica, ma di strada da farne ce n'è ancora molta. Si può ben tirare un sospiro di sollievo perché i missili nucleari comunisti non sono più puntati contro di noi, ma l'arma del petrolio sì, come dimostrano gli effetti di quella guerra di potere che si svolge attorno alla Yukos, e che ha come teatro improprio le aule dei tribunali, dove viene trascinato in catene chi osa opporsi a Putin.

26/08/2004