Al Qaeda, bloccare il pericolo
prima che diventi imbattibile
di Davide Giacalone

Per chi avesse ancora dei dubbi, le sei bombe di ieri, in Iraq, contro le chiese cristiane dovrebbero fugarli. Non esiste, in quel Paese, un sentimento d'ostilità verso gli 800.000 cristiani (non cattolici) che vi risiedono, anzi, cosa impossibile nei Paesi arabi integralisti, il ministro degli esteri di Saddam, Tareq Aziz, era egli stesso un cristiano. Quelle bombe, quindi, non sono il frutto di un cattivo sentimento popolare, o di quella che taluno, assai superficialmente e sventuratamente, ha chiamato "resistenza". Quelle bombe sono un attacco terroristico concepito e coordinato fuori dalla storia e dalla realtà irachene.

In contemporanea arrivano le nuove minacce di Al Qaeda all'Italia. Cosa si deve dedurne? Si deve capire che la guerra in Iraq, così come la guerra al terrorismo internazionale, non è la scelta di questo o quel Paese occidentale, ma la risposta obbligata ad una sfida contro la nostra sicurezza. O ci si rassegna a considerare il delirio di Al Qaeda vincente su ogni sforzo di modernizzazione e democratizzazione dei paesi islamici, e, con questo, ci si rassegna a vedere crescere una ricca e determinata potenza nemica; o si reagisce per tempo, bloccando il pericolo prima che diventi imbattibile.

Di errori, la coalizione internazionale che conduce la guerra in Iraq, quindi anche gli italiani, posso averne commessi, e nessuno ha mai sostenuto che la guerra sia una cosa bella. Ma quelle bombe contro i cristiani dimostrano, una volta di più, che la scelta peggiore sarebbe stata la rassegnazione e l'inerzia.

2/08/2004