Pianeta Cina
La crescita boom nasce dalla rivoluzione culturale
di Michele Seno

Tutta la stampa, anche quella non specializzata, riporta quotidianamente notizie che riguardano i favolosi indici di crescita del mercato e dell'economia cinese. Numerose sono le iniziative culturali che vengono realizzate, convegni e seminari per spiegare e capire il fenomeno. Perché di fenomeno si tratta. Seppure qualcuno lo voglia paragonare alle previsioni che hanno coinvolto i guru sul tema della new-economy pochi anni fa, di fenomeno cinese è giusto parlare.

Gli indici sono quotidiani e spesso a due cifre tali da impaurire i timidi segnali di ripresa che provengono dall'Europa. Questo aspetto, unito alle ormai note possibilità di sviluppo che possiede ancora la Cina, fa assumere al commento i contorni di un evento quasi inspiegabile.

Ma lo è veramente?
Per capire quanto sta avvenendo in Cina dobbiamo prima fare un passo indietro e individuare le origini.

Quaranta anni fa avvenne la maggiore forma di comunicazione di massa in Cina con l'affissione in ogni luogo ed oggetto di immagini che riprendevano Mao Zedong. Molte furono anche le frasi che servivano ad affermarne la supremazia e la magnificenza del Condottiero. Era l'agosto del 1966 e la principale conseguenza di questa scelta fu l'avversione dei giovani verso i genitori e comunque le generazioni che li precedettero. Lo scontro all'interno della società fu molto violento e generò una frattura notevole. Nelle famiglie i figli ebbero atteggiamenti di rifiuto e di distruzione di tutte le foto, delle statue e di quanto potesse ricordare il passato. Spirava il vento dei movimenti di assistenza delle popolazioni delle campagne e periferie: di "servire il popolo" e di "imparare dalle masse" che dalle zone di confine si riversarono nelle città. Dopo qualche anno quelle idee sarebbero arrivate anche in Occidente.
Mentre quella rivoluzione culturale cambiava la Cina ed il Libretto Rosso veniva usato come arma di omologazione e di formazione culturale, l'Occidente si prodigava nel mantenere distante la Cina dall'Urss, evitando in ogni modo una saldatura tra le due potenze comuniste. Avvenne così nel 1972 a suggello di quella politica occidentale, lo storico incontro tra Mao e Nixon, artefice fu l'allora segretario di Stato Henry Kissinger; da tutti quell'evento venne ricordato come la grande apertura. Pare che fosse di quel periodo la massima di Mao dell'importanza economica - "L'economia deve dirigere tutto" - riportata poi anche nelle pubblicazioni di regime.
Vista oggi può sembrare una frase profetica, ma allora aveva un significato molto diverso. Soprattutto per i cinesi.
Dalla data di proclamazione della Repubblica popolare cinese il primo censimento effettivo della popolazione avvenne nel 1954, dopo 5 anni. Le previsioni che vennero fatte sulla popolazione furono sbagliate di 200 milioni di unità (il 50 per cento in più di quanto previsto). Per le 600 milioni di persone che vivevano all'interno dei confini venne avviato un piano molto rigido di riforme produttive, soprattutto nel settore agricolo tali da far incrementare la produzione e tutte le risorse. Ebbero allora inizio forme di coercizione e di violenza sulle popolazioni che vivevano nelle campagne e lontano dalle città. Oltre 4 milioni furono le vittime della collettivizzazione della produzione agricola e della missione economica repentina dello Stato. Dopo due anni era in mano dello Stato il 100% della produzione industriale e l'85% del commercio.
Nelle campagne le popolazioni che vi lavoravano erano ormai avviati ad una fase violenta di sfruttamento statale che durerà, in forme e modi diversi fino ai giorni nostri. Si pensi che nel primo documento di riforma economica su modelli di mercato del 1978 venivano nuovamente condannate le azienda agricole famigliari come "capitaliste". Questo sicuramente la dice lunga su ogni benevola visione che alcuni commentatori ancora oggi vedono. Dalla possente deviazione dei corsi d'acqua dei fiumi dei giorni nostri al mantenimento di un prevalente stato di indigenza per le popolazioni delle campagne, sempre di sfruttamento si tratta.
Ancora oggi i terreni coltivabili non si acquistano, vengono ceduti dallo Stato con un contratto che può avere una durata massima di trent'anni. La loro trasmissione in forma ereditaria può avvenire solamente per i diritti d'uso per non sviluppare una forma di "sfruttamento" della terra.
Il culto della personalità che Mao impose fu pagato dai cinesi più duramente di quanto non avvenne nell'Urss.

L'attuale classe dirigente e le campagne
In quegli anni (1965) si laureava a Pechino in ingegneria idraulica il ventitreenne Hu Jintao, presidente della Repubblica popolare cinese dal marzo del 2003. Assieme al suo primo ministro Wen Jiabao rappresentano la quarta generazione di politici che la Repubblica cinese abbia conosciuto.
Entrambi cresciuti sotto l'ala protettrice di Deng Xiaoping, si trovano a governare oggi questo continuo processo di crescita che caratterizza la Cina, ma che oggi appare più evidente a tutti più di quanto non potesse apparire trent'anni fa. Hu, il presidente, ha la fama di "riformista" per la sua esperienza di formatore nei più alti gradi dell'amministrazione e per aver introdotto i corsi di economia di mercato. Tra gli artefici della "rieducazione forzata" durante la rivoluzione culturale della provincia agricola del Gansu, si distinse anche in Tibet nel 1989 per aver dichiarato la legge marziale nell'intento di affrontare il dissenso separatista della regione e nello stesso periodo per aver sostenuto la repressione contro gli studenti di Tienanmen. Oggi un'importante azione d'immagine lo vede artefice dei successi scientifico-militari legati al lancio del primo astronauta cinese e di spirito manageriale per il successo conseguito con l'aggiudicazione dei giochi olimpici del 2008.
Filo conduttore di tutte le vicende cinesi rimane la campagna.
Per Mao lo fu nel corso della Lunga Marcia degli anni venti del secolo scorso e poi nella rivoluzione culturale degli anni sessanta. Lo fu per le prime riforme degli anni ottanta ed infine lo è oggi per la politica definita del "New Deal" di Hu Jintao che mira ad abolire le imposte sui prodotti agricoli creando un sostanziale benessere per quel 70% della popolazione che ancora oggi vive nelle campagne.
Seppure recenti indagini abbiano riscontrato nel corso dell'ultimo anno un miglioramento dell'indice di povertà delle campagne del 9,2%, la proporzione tra la ricchezza di chi vive in città come Shangai - metropoli paragonabile a quelle statunitensi per crescita economica ed urbanistica: vedi l'hotel più alto del mondo, il magazzino più immenso, la torre tv più alta, il treno più veloce etc - e chi vive nelle campagne ha superato in percentuale l'analogo confronto negli States.

La seconda apertura
Nei giorni scorsi il Bilderberg Group ha posto l'attenzione nel corso dell'annuale incontro dei i suoi illustri aderenti ai rapporti con la Cina. Avvenuto quest'anno nella cornice di Stresa, il tema principale è stato quello di individuare ed avviare una nuova forma di relazioni con il fenomeno cinese.
Le preoccupazioni da parte di alcuni degli autorevoli partecipanti rivolte soprattutto all'esposizione creditizia molto elevata e generalizzata, sono state - in parte - superate dal forte messaggio che l'ex segretario di Stato Henry Kissinger, membro storico del Gruppo, ha lanciato per vedere con una nuova lente il fenomeno cinese. Questa seconda apertura che propone nei confronti della Cina dopo la cosiddetta politica del ping pong assume nuovamente una importanza strategica.
Kissinger rileva come sia in corso una trasformazione mondiale di tutti gli equilibri a seguito dell'ingresso della Cina nei mercati mondiali. Quello che viene definito come la "manifattura del mondo" ha prima influito in modo consequenziale per il basso costo del sui beni esportati, quindi per l'apporto nel mercato di merci estremamente competitive a scapito di quelle aree manifatturiere (molte delle quali anche in Italia) che si reggevano su di un mercato con costi del lavoro elevati.
Tutti quei fenomeni che tanto preoccupano i nostri imprenditori sono ora ulteriormente condizionati dall'azione verso le fonti energetiche. Il braccio di ferro strumentale sul prezzo del carbone coke necessario per la produzione di acciai ferrosi giunge dopo mesi di indicatori crescenti sugli elevati consumi di ferro in Cina, e soprattutto dopo le forti pressioni verso l'Europa per l'apertura del mercato delle armi (il bando alla vendita di armi alla Cina venne varato dopo la repressione di piazza Tienanmen) dove il fronte europeo vede la disponibilità di Francia, Germania e Gran Bretagna.
Non sono neppure trascurabili i risultati nei confronti del mercato del petrolio dove per anni è stato un paese esportatore ed ora si trova ad acquistare dall'estero nel primo semestre 2004 ben 200 mila tonnellate.

L'influenza cinese nella regione
Allo stesso modo in cui il fenomeno sta cambiando le prospettive occidentali e gli equilibri economici internazionali, così si sta dimostrando estremamente pervasiva la sua presenza nella regione.
La Cina è ora in una fase di espansione che si fa sentire anche nelle aree più vicine come il Giappone. Il suo influsso si sta rivelando estremamente positivo: si stanno invertendo gli indici macroeconomici dopo oltre dieci anni di crisi profonda. A questa fase positiva ha sicuramente influito il passaggio di Hong Kong dalla Gran Bretagna all'amministrazione cinese, in quanto l'isola è stata da sempre punto di incontro tra l'imprenditoria occidentale e quella asiatica soprattutto nipponica, oltre all'avvio di nuove relazioni imprenditoriali.
Anche la Russia sta sentendo l'influsso cinese. La città di Vladivostok, prima grossa realtà dopo il confine naturale segnato dal fiume Amur sta diventando una città cinese. E' un fenomeno anch'esso di questa Cina. Mentre fino a pochissimi anni fa questa città della Siberia orientale che si affaccia al mare rappresentava una zona inviolabile per chiunque non vi fosse residente per la presenza dell'importante base militare navale, ora l'ingresso da sud avviene in modo estremamente semplice con un visto turistico. La permanenza supera sempre le tre settimane e le forme di soggiorno illegale sono moltissime. I cinesi arrivano per lavorare, prestando manodopera a buon mercato, ma soprattutto per vendere le loro merci molto economiche. Tutto questo viene ignorato dalle autorità russe in quanto quelle popolazioni fino a poco tempo fa avevano la loro sussistenza garantita della base navale. Ora il potere d'acquisto del reddito è diminuito come quello di tutti i dipendenti dell'esercito. I prodotti cinesi garantiscono loro una dignitosa sopravvivenza.
Questo fenomeno genera anche notevoli difficoltà di coabitazione non solo economiche ma anche sociali - visto l'isolamento durato molti anni dei cittadini di Vladivostok - che per molto tempo non rimarrà silente.

Il caso Taiwan
Rimangono da anni ormai quasi a contorno del fenomeno cinese le vicende che vedono coinvolta Taiwan. Anch'esse sembrano rappresentare un'altra forma di continuità tra il periodo di Mao ed il mondo d'oggi. Dove si ripetono politiche colonialiste da parte della Cina ed ambigue presenze francesi che in quell'area avevano una florida presenza. Pochi mesi orsono nel corso delle elezioni presidenziali nell'isola, la Marina francese e quella cinese si esercitavano in manovre militari ai limiti delle acque internazionali, favorendo così lo stato di insicurezza e di scontro politico nel corso della campagna elettorale e poi delle elezioni.
La vicinanza della Francia alla Cina, già citata per l'apertura alla proposta di vendita armamenti dell'UE, si è dimostrata importante anche nella vicenda Iraq: prima nella posizione contraria ad un intervento contro il regime iracheno e poi nelle votazioni delle risoluzioni Onu.
L'avvio in Cina di un programma di spostamento dell'uso di fonti energetiche dagli idrocarburi verso il nucleare con la costruzione di centrali con tecnologia francese salderà ulteriormente questo legame.

(28/06/04)