Loyola, l'amica di Bruxelles
di Enrico Cisnetto

Grazie, Loyola. Supponiamo che nessuno del governo italiano, tranne Buttiglione e il "solito" Letta, l'avrà adeguatamente ringraziata, e dunque abbia almeno un plauso indiretto.
Perchè il commissario europeo Loyola de Palacio, nonostante goda di un punto d'osservazione molto meno privilegiato di tanti politici e sindacalisti, ha compreso perfettamente la serietà della crisi di Alitalia, e l'urgenza di un salvataggio. Da lei Giancarlo Cimoli ha trovato il massimo della disponibilità - anzi ritrovato, visto che lo era stata anche quando lui era alla Ferrovie - fino al punto di telefonate a casa nel weekend. Così, in pochi giorni, dando un via libera per nulla scontato al prestito-ponte, de Palacio ha dato alla compagnia italiana la speranza di evitare i libri in tribunale, se non di uscire dall'agonia. Anzi, da Bruxelles non è arrivato solo l'ok al finanziamento, ma anche la possibilità di gestire l'emergenza in sintonia con le norme e le istituzioni continentali. Un bel passo avanti, sia per le speranze di Alitalia, sia per la stessa Commissione, che in circostanze analoghe ha preferito ingaggiare estenuanti e spesso infruttuosi bracci di ferro con i governi nazionali, finendo per minare la sua credibilità. Ma sia chiaro: l'illuminato e inedito atteggiamento del commissario spagnolo, dà maggior peso alle raccomandazioni che hanno accompagnato la luce verde. "Il salvataggio passa per un taglio del personale e per la privatizzazione dell'azienda", ha sintetizzato la de Palacio. Parole sante. La cui realizzazione, però, non dipende più da lei. Purtroppo.

(23/07/04)