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Difendiamo la nuova costituzione europea

Fare le pulci al testo della nuova Costituzione europea, approvata il 18 giugno scorso, è segno di miopia politica prima ancora del vizio tipicamente italiano - ma diffuso, ahinoi, anche tra i molti cacasenno che affollano i centri istituzionali un po' ovunque in Europa - di sputare sentenze al solo scopo di soddisfare una inguaribile cupidigia di vanità.
Tralasciando l'incontestabile novità storica di un Continente che seppellisce un passato di sanguinose rivalità e sceglie la via dell'unificazione, è davvero incomprensibile che un processo di tale portata vanga giudicato per parti separate e sottoposto sul nascere a ricatti e minacce.
Chi ipotizza il ricorso a un referendum popolare con la speranza neppure tanto nascosta di riportare l'Europa al punto di partenza, solo perché nella Carta dell'Unione non ha trovato posto un suo suggerimento, farebbe bene a riflettere sulle conseguenze che ne deriverebbero. Intanto verrebbe a mancare l'obbligo, sancito nel preambolo, del rispetto dei principi basilari sui quali si fonda l'Unione. Che non è proprio un dato trascurabile se si pensa che tra i nuovi soci venuti dall'Est sono ancora numerosi i nostalgici del vecchio regime comunista, come hanno ampiamente dimostrato le recenti elezioni europee, e che altri arrivi, tipo la Turchia, non sono più rassicuranti da un punto di vista democratico. Ma ciò che dovrebbe ancora di più preoccupare è che il rifiuto della Carta avrebbe fatalmente un effetto disgregante dell'intero sistema di relazioni intereuropee.
Senza la prospettiva di poter arrivare, sia pure con gradualità, a una reale integrazione continentale che senso avrebbe continuare a sostenere lo sviluppo dei paesi di nuova adesione, molto arretrati economicamente, sacrificando i propri interessi nazionali?
Di fronte ad una Unione che si riducesse di fatto ad una mera zona di libero scambio sarebbe sicuramente improbo contenere le spinte centrifughe che già si colgono nelle stesse opinioni pubbliche di alcuni degli stessi stati fondatori.
Altro che euroscetticismo! C'è il rischio concreto di dover prendere atto di una fallimento epocale.
(01/07/04)

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