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Commissario alla giustizia? Ampiamente immeritato
di Enrico Cisnetto
L'Italia è il Paese con il non invidiabile record del maggior numero di
condanne subite alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. Tante condanne si devono al fatto che da noi la giustizia funziona talmente male da violare i diritti fondamentali dell'individuo.
Per terminare un processo penale ci vogliono non meno di quattro o cinque anni, talora decenni. E questo è contrario alla Convenzione Europea per i Diritti dell'Uomo. Un processo civile può trascinarsi per lustri. Avere un credito è una disgrazia, visto che i Tribunali non riescono ad amministrare il diritto di riscuoterlo.
Come se non bastasse il nostro è l'unico Paese europeo ove la fine di una classe dirigente politica non fu determinata dalle elezioni, quindi dalla volontà dei cittadini, ma da un colpo di mano giudiziario.
I governi di centro destra e quelli di centro sinistra si sono mostrati egualmente incapaci di mettere mano a questi problemi, e la nostra giustizia, quindi, resta la peggiore d'Europa.
Ecco, non credo, dunque, che sia per questi meriti che l'Italia ritrova il suo commissario, l'ex ministro Rocco Bottiglione, partecipante sia ai governi di destra che a quelli di sinistra, a dirigere la giustizia europea.
Tale nomina si deve, probabilmente, al fatto che Barroso ha voluto dare al commissario italiano la responsabilità dell'immigrazione, essendo il nostro il Paese più esposto, ed essendo l'immigrazione un problema europeo. Notiamo, però, che la coincidenza delle competenze si offre a qualche salace commento. Senza contare la delusione che tocca all'opposizione (ed ai tanti moralisti di complemento), secondo la quale l'Italia sarebbe stata isolata e negletta proprio a causa della gestione, da parte del governo Berlusconi, del capitolo giustizia.
(13/08/04)

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