Attenzione a dire
"scontro di civiltà"
di Davide Giacalone

Il Presidente della Repubblica torna a prendere la parola contro la prospettiva di uno "scontro fra civiltà". Ha ragione, naturalmente, ma questa formuletta, "scontro di civiltà", ereditata dal fortunato titolo di un libro di storia che prova ad immaginare il mondo post guerra fredda, rischia di diventare un luogo comune.

Nessuno, in questa parte del mondo, desidera uno scontro fra religioni. E non lo desidera neanche la grande maggioranza degli islamici. Le religioni sono visioni totalizzanti del mondo, per loro natura destinate a combattersi fino alla morte, ma, per nostra fortuna, l'umanità ha imparato a relativizzare il presunto assoluto ed a laicizzare la pretesa di verità divina. Quindi no, sicuramente no, a scontri religiosi.

Ma far finta di non credere e non sapere che il sistema politico democratico, fatto di tutela delle libertà individuali e di riconoscimento del valore della persona in quanto tale, abbia una posizione alta, la più alta, nella scala evolutiva della storia umana, sarebbe ipocrita. Forse anche vile.

I sostenitori dei dispotismi, e certamente i foraggiatori ed artefici del bestemmiante fondamentalismo islamico, sono sempre convinti che le democrazie siano sistemi deboli, incapaci di reggere alla pressione del sangue e delle armi, sottoposti all'influenza di mamme e bottegai. Se noi concedessimo anche un solo pollice a questa gente, se anche per un minuto lasciassimo credere che siamo pronti a cedere il passo, saremmo finiti.

Quindi è bene che sappiano che le democrazie non intendono cedere, che la loro civiltà non concederà nulla all'inciviltà dell'irragionevole, e che il migliore augurio che rivolgiamo a tutti i popoli della terra è sì quello di vivere in pace, ma in pace e libertà, che significa in pace ed in democrazia.

03/09/2004