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Le dichiarazioni di Abbado sono esempio dell' ignoranza colorata d'ideologia
di Davide
Giacalone
Claudio Abbado interviene a proposito di Cuba ed inanella
una serie impressionante di castronerie. Non d'opinioni da me non condivise,
no, di castronerie. Peccato, si spera sempre che la frequentazione della
cultura, e quella musicale è certamente cultura, renda capaci di leggere
senza pregiudizi le cose del mondo, ma, talora, ed in questo caso sicuramente,
si resta delusi. L'antefatto è un appello, firmato da molti prestigiosi
signori, fra i quali Abbado, con il quale si chiede di non legittimare
"l'aggressione anticubana da parte dell'amministrazione Bush". Fin qui
si esprime un sentimento antiamericano, che non condivido, ma che è
pur sempre legittimo. In fondo gli Usa mantengono, nei confronti di
Cuba, un embargo che più che ingiusto è inutile. Nello stesso appello,
però, si sostiene che a Cuba non esiste "un singolo caso di scomparsa,
tortura o esecuzione extragiudiziaria". Affermazione che ha creato un
certo sconcerto, fortunatamente anche nella sinistra.
Che significa? Anche nell'Italia fascista gli Ernesto Rossi o i fratelli
Rosselli, venivano trascinati in catene in virtù di sentenze del Tribunale
Speciale, ma è assai difficile sostenere che quelle sentenze avessero
qualche cosa a che vedere con la giustizia. Ai firmatari risulta che
a Cuba ci sia giustizia? Uomini di cultura sono condannati a decenni
di prigione solo per aver scritto romanzi e poesie. Basta, a far tacere
la coscienza dei firmatari, il fatto che ci siano delle sentenze? Dei
ragazzi che tentano di scappare da Cuba, che vogliono raggiungere il
mondo libero, sono stati fucilati. E' sufficiente dire che la condanna
a morte è stata data non da Castro, ma da degli esecutori in toga, che
se non lo avessero fatto sarebbero stati passati loro per le armi? Roba
da matti!
Ed è talmente da matti che più d'uno se ne dice scandalizzato. Allora
Abbado decide di rispondere, mettendo alla luce del sole l'ignoranza
colorata d'ideologia. Prima tesi: io, scrive, quando giro per il mondo
cerco di vedere il lato positivo delle cose, non cerco "i lati negativi
delle altre civiltà". Ora, a parte il fatto che quella cubana non è
un'altra civiltà, la pensavano come Abbado i viaggiatori che, durante
il ventennio, non smettevano di estasiarsi con le meraviglie di Capri
od il mandorlo in fiore nella valle dei templi. La pensavano come lui
quanti s'inlanguidivano ai ritmi latini nel Brasile governato dai militari.
Quanti esploravano la Grecia classica durante il regime dei colonnelli.
Quanti andavano a gustare yogurt durante la dittatura di Ceausescu.
E chi se ne frega se gli oppositori politici, gli intellettuali, gli
uomini liberi se ne stavano in galera. Quel che conta è cogliere il
lato positivo delle cose. Confesso di non avere mai letto, prima, una
simile dichiarazione di miseria morale.
Seconda tesi: a Cuba non c'è analfabetismo e la ricerca scientifica,
in campo medico, funziona bene. Quant'è bella l'ignoranza. Cuba era
il Paese dell'America Latina più alfabetizzato e con le migliori università
prima dell'insorgere della dittatura castrista. Già, all'orecchio delicato
di Abbado stonerà sentirlo, ma questo era vero anche con Batista. Con
una differenza: gli alfabetizzati di allora potevano scrivere e leggere
riviste letterarie e politiche, in un clima di non totale, ma accettabile
libertà di pensiero; gli alfabetizzati d'oggi non possono fare né l'una
né l'altra cosa, altrimenti gli fanno un bel "regolare processo" e li
sbattono in galera per venti anni.
Terza tesi: non è vero che le persone non possono circolare liberamente,
tant'è che io, Abbado, ho portato con me degli orchestrali fino a Caracas.
Santa ignoranza. E non viaggiavano, forse, i coristi dell'Armata Rossa,
o i ballerini del Bolshoi, gli artisti del Circo di Mosca? Che ne deduce,
il maestro, che l'Unione Sovietica era da considerarsi un Paese libero,
ove la gente poteva entrare ed uscire? Lo racconti ai contadini che
non potevano lasciare neanche la loro contrada, lo spieghi ai tedeschi
orientali fucilati dai Vopos mentre cercavano di scavalcare il muro.
Non gli punge vaghezza che la sua gita musicale non dimostra assolutamente
un accidente?
Quarta tesi: noi, amici di Cuba, abbiamo portato colà corde e strumenti
musicali, perché siamo buoni ed aiutiamo un Paese povero, mica lo attacchiamo.
No, voi siete cattivi e nemici dei cubani, aiutandone il dittatore.
Perché Cuba non è nemmeno un Paese povero, è solo un Paese depredato,
ridotto in miseria da un pazzo che lanciava le campagne della canna
da zucchero come Mussolini quelle del grano. Si liberi quel Paese dal
giogo del dispotismo, violento ed assassino, e stia sicuro che sono
perfettamente in grado di permettersi le corde.
Ma tutto a tutto questo è cieco, Claudio Abbado. E sospetto non abbia
mai letto niente della migliore letteratura cubana, composta quasi integralmente
da intellettuali costretti a fuggire. E' cieco, il nostro ignorante
con la bacchetta.
18 marzo 2005

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