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Il mondo arabo è pieno di gente come noi, che chiede soprattutto
libertà e democrazia
di Davide
Giacalone
Quel che accade in Libano ci riguarda, direttamente.
Altro che scontri di civiltà o mondi diversi, la piazza di Beirut è
strapiena di uomini e donne che chiedono libertà e democrazia, in tutto
simili a chi, nella nostra parte del mondo, di quei beni preziosi già
è ricco.
Dopo il voto in Afghanistan, in Iraq, in Cisgiordania ed a Gaza, dopo
quel che si è mosso in Egitto, e persino in Arabia Saudita, i libanesi
hanno reagito con composta ma decisa fermezza all'assassinio politico
di Rafiq Hariri, invadendo le piazze e gridando che i siriani di Bashar
al Assad devono liberare il Libano dalla loro presenza. Così vuole anche
la risoluzione 1559 dell'Onu.
Il regime siriano è baathista, appartiene allo stesso ceppo dittatoriale
sul quale era cresciuto Saddam Hussein. Adesso che si è visto come è
finito il despota iracheno, anche il trono siriano trema. Gode dell'appoggio
esplicito dei soli iraniani, protagonisti di un'altra dittatura. Utilizza
gli stessi sistemi di Saddam: quand'è sotto pressione finge di far delle
concessioni, come il ritiro parziale delle truppe dal Libano, ma non
appena la pressione si alleggerisce, torna all'andazzo precedente. Ecco,
l'opinione pubblica mondiale tenga bene aperti gli occhi sulle piazze
libanesi, perché questo non deve succedere e le prossime elezioni devono
svolgersi senza che un solo soldato siriano le minacci. Questi sono
i frutti dell'avere considerato la democrazia e la libertà valori universali,
validi ovunque, facendo discendere da ciò una più determinata politica
occidentale in Medio Oriente. Coloro i quali hanno avversato l'intervento
militare in Iraq guardino, oggi, alle piazze libanesi, considerino quale
grande fermento di civiltà si è scatenato, e valutino, finalmente, tutto
il peso del loro egoismo. Non era così anche con i popoli dell'est?
Non si diceva che potevano starsene sotto la dittatura sovietica, senza
che la cosa intaccasse le nostre libertà e la nostra ricchezza? Anche
quelle piazze hanno urlato per la libertà, ed è stato un urlo vitale.
Il nostro urlo.
Oggi qualcuno fa spallucce, pensandosi intelligente nel dire che non
si può certo aggredire l'Iran che vuole l'arma atomica. No, l'occidente
libero usi, prima di tutto, le armi della diplomazia, e fra queste vi
è la sconfitta del regime siriano. Ci si mostri fermi nella difesa dei
diritti umani, ed anche le piazze iraniane comprenderanno il messaggio.
15 marzo 2005

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