Il rapimento ha un'evidente gestione politica e non a caso coincide col rifinanziamento della missione italiana in Iraq
di Davide Giacalone

Ho sostenuto in un precedente articolo che gli amici del Manifesto stavano sbagliando tutto, quando cercano di salvare la loro collega, Giuliana Sgrena, magnificando la loro e la sua battaglia contro la guerra irachena, che ha portato alla destituzione di Saddam e ad elezioni democratiche. I fatti sono qui a confermare quella tesi.

Mercoledì 16 la giornalista rapita è apparsa sui teleschermi di tutto il mondo, supplicante e terrorizzata. Evidentemente la realtà dei rapimenti, raccontataci dalle due giulive Simone, non è poi così realistica. Ed allora, non dimentichiamo alcuni punti:

  1. il video della Sgrena arriva in appropriata coincidenza con il voto parlamentare che ha, giustamente e fortunatamente, rifinanziato la missione militare in Iraq;

  2. la giornalista parla in italiano e francese, ed i suoi rapitori seguono ed approvano quel che dice; quelle due lingue non sono, per loro, idiomi sconosciuti;

  3. i due giornalisti francesi, sequestrati per mesi, hanno raccontato che fra i rapitori vi erano uomini di Saddam, che è esattamente l'ipotesi che facevo;

  4. alla Sgrena vien fatto dire che tutti gli italiani sono nemici, e questo è un messaggio chiaro, diretto a coloro che si dicevano amici;

  5. la testimonianza di Cupertino, a suo tempo nelle mani dei tagliagole, assieme a quel Quattrocchi che morì con coraggio e che nessuno ricorda, toglie ogni dubbio sulla presunta "spontaneità" di questi filmati.

Da tutto questo deriva quanto già sostenuto: la salvezza della giornalista dipende dalla forza delle nostre truppe e dalla capacità di penetrazione e trattativa dei nostri servizi, messi, ancora una volta, assieme a noi tutti, di fronte al drammatico bivio di dover trattare per la vita di una persona. Il resto, dai proclami di pace alle manifestazioni di solidarietà con il popolo iracheno (che sono manifestazioni di solidarietà con i terroristi iracheni, perché il popolo è quello andato a votare, protetto dalle nostre ed altrui armi), il resto, appunto, è colore, è folklore. Speso su un terreno che, forse, meriterebbe maggiore serietà.

17 febbraio 2005

Sullo stesso tema si segnala: "Se questa è una donna" di Barbara Spinelli sulla Stampa