Sul rapimento di Giuliana Sgrena e Florence Aubenas molti equivoci, tante ipotesi e un'unica certezza
di Davide Giacalone

Temo che al Manifesto stiano sbagliando tutto. Ieri hanno fatto trasmettere, dalle televisioni arabe, un video nel quale parlano di Giuliana Sgrena, la giornalista rapita in Iraq, descrivendola come avversaria della guerra. Come se fosse un titolo, una caratteristica agevolante le trattative. Se lo fosse se ne dovrebbe sentire tutto il peso, la sgradevole presenza: un giornalista che, al contrario, sostenga le ragioni della guerra ha forse meno diritto di esercitare la professione, o, addirittura, di vivere? (Nelle stesse ore hanno ammazzato un giornalista arabo che raccontava le ragioni degli americani).

Ma l'argomento è irrilevante, o controproducente. Sgrena è comunque vista, dagli integralisti religiosi, come una nemica, e proprio per le cose che ha scritto in favore delle donne, della libertà, del diritto all'autodeterminazione. E' un tilt logico quello di confondere le cose che da noi sono "giuste", mischiarle alla convinzione che la guerra sia ingiusta, e dedurne che chi sostiene le due tesi è necessariamente un amico dei "resistenti" iracheni. Le cose non stanno così.

Ed occorre guardare ancor più in profondità. Può darsi che questi rapimenti rispondano al solo desiderio di ricavarne i soldi del riscatto. Nel qual caso ogni ragionamento politico lascia il tempo che trova ed il problema si biforca: da una parte stabilire se è giusto pagare, dall'altra trovare il canale per poterlo fare.

Ma può anche darsi che vi sia una "linea politica", dietro i rapimenti. In questo caso non possiamo far finta di non vedere che, attualmente, nelle mani dei banditi si trovano due giornaliste, una italiana ed una francese (Florence Aubenas, di Liberation), ambedue contrarie alla guerra, ambedue al lavoro presso testate che si sono battute contro la guerra. Possibile che i terroristi siano così scemi? Magari, invece, si tratta di gruppi che si sentono in pericolo perché l'abbattimento di Saddam ne scopre i traffici e ne denuncia gli arricchimenti e, quindi, lanciano segnali forti a quella parte del mondo occidentale che con Saddam, quindi con loro stessi, non ha lesinato comprensione e desiderio di concludere affari economici.

In ogni caso, la salvezza di Giuliana Sgrena è oggi legata, come ieri quella degli altri ostaggi, allo spazio di manovra che verrà offerto ai Servizi che seguono le nostre truppe. Il resto è folklore, e di macabro cattivo gusto.