Ma questa Cina senza libertà culturale e politica
è un pentolone che potrebbe scoppiare.
E allora...
di Davide Giacalone

Il Presidente Ciampi si trova in Cina, accompagnato da una nutrita delegazione governativa. Lo scopo della visita è quello di propiziare gli scambi economici fra i due Paesi e di trovare accordi politici.

Il gigante asiatico, il suo sterminato territorio, la sua straripante popolazione, la sua industrializzazione ed il suo rapido sviluppo, è un luogo ove le delegazioni governative atterrano con gran frequenza, ed è un mercato cui nessuno intende rinunciare. Quindi ben venga la missione di Ciampi.

Ma quando si va a promettere la fine dell'embargo nella fornitura di armi, quando si riscuote un accordo a proposito della riforma dell'Onu (più che altro in chiave anti-giapponese), quando si promettono investimenti e si chiedono quote di mercato, è bene non dimenticare con chi si ha a che fare. La Cina rimane un Paese senza libertà, non dico senza democrazia, ma senza neanche accenni di libertà culturale e politica. In Cina non solo è prevista, ma si pratica con sconvolgente frequenza, la pena di morte, comminata dopo processi farsa senza garanzia alcuna per gli imputati.

Dopo la fine del maoismo si è affermata una classe dirigente assai pragmatica. E' evidente che nessuno di loro ha la benché minima intenzione di amministrare un sistema comunista, ma non è meno evidente che si tratta di uomini nemici della libertà. Nel loro pragmatismo si sono resi conto che l'alternativa alla morte per fame e sottosviluppo era rappresentata dal gettare a mare tutti i cascami della mortifera rivoluzione culturale (alla faccia dei maoisti nostrani), aprendo le porte al capitalismo. Ma la loro idea di capitalismo consiste nel far crescere la ricchezza senza importare le libertà di mercato, le quali, com'è noto, trascinano presto le altre libertà. Si tratta di un'idea fallimentare: presto o tardi il tappo salterà, ed il ribollire del pentolone cinese tracimerà.

A qual punto si tratterà di vedere se le democrazie occidentali favoriranno la rottura dei vecchi vincoli, con tutti i rischi che questo comporta, o preferiranno privilegiare una stabilità che tuteli gli investimenti fatti. Non si tratterà di una scelta banale, o scontata, non basterà contrapporre gli ideali al portafoglio. Sarà un momento difficile. Non lo si prepara, di certo, pensando, fin da ora, solo al portafoglio.

(06/12/04)



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