Morte in Egitto, ora cosa dicono i pacifisti?
di Davide Giacalone

Due ragazze italiane in vacanza sul Mar Rosso, in terra d'Egitto, saltano in aria assieme ad altre trentuno persone, in gran parte cittadini israeliani.

Sui giornali d'oggi gli articoli sono tutti improntati alla commozione ed al ricordo, niente analisi, niente riflessioni. Sì, certo, c'è la condanna del terrorismo, ma è come se avesse perso colore e calore. In fondo è saltato per aria un albergo che si trova in Egitto, un Paese dove non c'è la guerra, dove non ci sono truppe americane. Che ci fa, lì, il terrorismo? I giornali che hanno lisciato il pelo, se non proprio al pacifismo, al diffuso antiamericanismo, trovano qualche difficoltà nel rispondere.

Il terrorismo opera in Egitto perché si tratta di un Paese islamico e di una democrazia, quindi fra i primi nemici dell'emirato globale, sogno marcio dei terroristi. L'attentato sembra sia stato il suggello di un'alleanza fra Al Quaida ed Hamas. Già, proprio l'organizzazione palestinese che si mostrò solidale con i francesi per il rapimento (non ancora concluso) dei due giornalisti. Come si vede, come si vede chiarissimamente, non sono le truppe occidentali il nemico da battere, ma l'esistenza stessa di democrazie, di governi laici, di forme (neanche troppo diffuse) di libertà. E per vincere questa battaglia si fanno saltare in aria i turisti, onde indicare al mondo che nessuno può sentirsi sicuro, se non concedendo, oggi, ai fanatici ed ai teocrati il dominio arabo.

Oggi, e domani? Ritiriamo le truppe dall'Iraq, e lasciamolo ai macellai. Lasciamogli destabilizzare l'Egitto, il Marocco, l'Algeria. E sai che pace, che avremo conquistato.

(11/10/04)