Elezioni, una lezione dalla Grecia
di Pio Mastrobuoni

Che lezione ci viene dalla Grecia! In poco più di 24 ore il vincitore delle elezioni politiche, Costas Karamanlis, leader del partito di centro destra Nuova Democrazia, ha ottenuto dal Presidente della Repubblica Stefanopulos l'incarico di formare il nuovo governo e ha adempiuto il mandato in poche ore. Mentre George Papandreu, lo sconfitto, anzicchè invocare scusanti, ha preso elegantemente atto della volontà della maggioranza del suo popolo di cambiare strada, dopo undici anni di governo della sinistra, e, in nome del prevalente interesse nazionale, ha garantito all'avversario un'opposizione degna del migliore costume democratico: nessuna rinuncia aprioristica ai programmi del suo partito, il Pasok, ma piena disponibilità a ricercare i possibili punti di convergenza sulle grandi questioni nazionali che il paese è chiamato a risolvere. A cominciare dalle Olimpiadi di agosto, ad Atene.

Se questo stile, che per la verità è assai diffuso in Europa, colpisce particolarmente in Italia è perché mai come ora ci sentiamo un po' come la pecora nera guardata con comprensibile sospetto dal resto della famiglia occidentale. Da noi i concorrenti alla leadership della Nazione non sono avversari ma nemici giurati che si guardano bene dal fare l'uno all'altro la ben che minima concessione. Quale che sia il terreno dello scontro.

Eppure chi se la sente di negare che quando gli sfidanti calpestano, senza alcun ritegno, i grandi spazi della politica estera è la dignità dell'intera classe dirigente che ne fa le spese? Che resta della tanto invocata unità del Paese se anche questo insostituibile collante, che è la condivisione da parte delle forze politico-parlamentari più rappresentative, quale che sia lo schieramento a cui appartengono, del prevalente interesse nazionale nei riguardi del mondo esterno, viene sciolto nel peggiore degli acidi, un cocktail di veleni che inquina fatalmente la stessa regolarità del gioco democratico? Sarà pur vero che in nessun altro paese dell'occidente industrializzato gli elettori hanno scelto a guida del governo un uomo come Silvio Berlusconi, che è nella lista dei più ricchi al mondo, dispone di una estesa rete di mezzi d'informazione ed anche per questo, ma non solo per questo, è gravato da un conflitto d'interessi di proporzioni rilevantissime che gli viene ad ogni piè sospinto rimproverato, Ma ciò detto non è assolutamente accettabile che per quanto deprecabile sia questa anomalia, alla quale bisogna prima o poi porre rimedio (ahi noi, il centro-sinistra ha avuto sette anni per farlo, e non l'ha fatto) essa immiserisca a tal punto la vita politica da far passare in secondo piano la difesa dei vitali interessi nazionali. No, non c'è ragione che tenga.

E' dovere della classe politica misurarsi con senso di equilibrio quando è in gioco il decoro internazionale del Paese. Altrimenti c'è solo da prepararsi al peggio, perché una nazione moderna non può restare a lungo in una condizione di precarietà che eccita solo gli istinti peggiori. Grazie al suo ritrovato spirito di patriottismo ellenico, la Grecia sta guadagnando credibilità nell'Unione Europea e nessuno dubita più sulla sua tenuta democratica. Il Paese, governato oggi da Nuova Democrazia, che è un partito di destra, si appresta a celebrare solennemente in luglio i trent'anni dalla caduta della dittatura imposta da colonnelli golpisti nel 1967. Un'altra lezione per un classe politica, la nostra, che si riempie troppo spesso la bocca di ingiuriosi richiami al fascismo e al comunismo, brandendoli come armi affilate contro l'avversario di turno.

(12/03/04)