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Non ci sono rapitori buoni
di Davide Giacalone
Simona Pari e Simona Torretta sono libere, restituite alle famiglie, grazie ad una trattativa che non ha compreso alcun cedimento politico. L'Italia ha pagato, ma non si è umiliata. Non abbiamo subito la sorte del governo francese, non abbiamo dovuto incassare la solidarietà di organizzazioni terroristiche, non abbiamo dovuto contare sull'appoggio di responsabili di stragi. Questo lo dobbiamo ai nostri soldati che, in armi, sono presenti in Iraq.
La prima cosa che è giusto fare, ed ha prontamente provveduto il Capo dello Stato, è ricordare non solo i nostri connazionali rapiti ed uccisi, ma i molti uccisi di altre nazionalità ed i molti che restano ostaggi dei terroristi. Si deve farlo perché non si dimentichi in quale condizione è l'Iraq e quale è il dovere che spetta alle truppe della coalizione.
Le due ragazze erano andate in Iraq per aiutare i bambini. Quegli stessi bambini non possiamo lasciarli soli a vedersela con i macellai. Lo ha detto bene, ieri, Tony Blair, parlando al congresso del Labour: le armi di distruzione di massa non le abbiamo trovate, ma a far cadere Saddam abbiamo fatto bene.
Da Roma è recentemente passato Allawi, che sta svolgendo bene il suo compito provvisorio, in vista delle elezioni irachene, e, quasi assieme alle due ragazze, sono arrivati anche il re giordano, Abdallah II, ed il capo del governo pachistano, Musharraf. Il dialogo con i governi islamici continua, aiutandoli, anche con la fermezza della nostra posizione, a resistere contro le pressioni integraliste presenti nei loro Paesi.
Tre cose, in questo momento, vale la pena richiamare all'attenzione. La prima: le inchieste sul pagamento di un riscatto, ivi comprese quelle della magistratura, non hanno molto senso, perchè in Italia il pagamento di un riscatto è un reato, motivo per il quale di dichiarazioni ufficiali non ce ne saranno se non di diniego. La seconda: il governo italiano ha trattato, ma deve anche chiarire che non intende più trattare: quella è una zona di guerra, e chi ci va deve essere consapevoli dei rischi che corre, le scampagnate umanitarie non sono autorizzate. La terza: gli Al Zarquawi devono nutrire la certezza che saranno annientati con le armi.
Colpisce, però, la serafica inconsapevolezza delle due ragazze, le quali hanno il diritto di dire quel che vogliono, ma non che esistono rapitori buoni e gentili cui tornare a far visita. Sono state salvate dal lavoro dei servizi segreti, dai canali informali di trattativa, possibili sotto la copertura dell'esercito, dalle somme di denaro, ed ora che sono tornate in Italia vaneggiano di rapitori cortesi, di gente animata da spirito religioso, di uomini che chiedono scusa, dell'opportunità di ritirare le truppe, di iracheni che soffrono. E di iracheni che soffrono ce ne sono di sicuro, solo che non si capisce in base a quale spirito umanitario li si debba lasciare nelle mani dei loro aguzzini.
Mi ha colpito una riflessione di Simona Torretta: "sarà banale, ma quando credi che non ti resti altro tempo da vivere pensi che sia troppo presto". E' verissimo, ha ragione. Ricordo come un incubo le parole di Kim Sun-Il, un ostaggio sud coreano nelle mani dei rapitori iracheni: non voglio morire, gridava piangendo, voglio vivere, sono troppo giovane per morire, troppo giovane, poi la voce si smorzava, ed inspirando ripeteva: troppo giovane. Gli hanno tagliato la gola, davanti alla telecamera, lasciandolo rantolare con il sangue sgorgante e la vita che se ne andava.
Non mi era parsa l'azione di uomini pervasi di spirito religioso, cortesi nei modi, pronti a presentare le scuse, cui tornare in visita con animo devoto. Le due ragazze ringrazino il cielo, se ci credono, ringrazino l'Italia, ringrazino il fatto che i loro rapitori fosse gente corruttibile e non integerrimi macellai, e la piantino di dire castronerie.
(30/09/04)

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