Quando il fine giustifica i mezzi
di Davide Giacalone

Michele Salvati nota che, sia negli Stati Uniti che in Inghilterra, non hanno avuto gran seguito le rivelazioni sull'inesistenza di armi di distruzione di massa in Iraq. I due Paesi avevano mosso guerra adducendo quelle come motivazione, e quando non si sono trovate i due capi di Stato hanno, di fatto, sostenuto di essere stati male informati. A questo si aggiunga che le opinioni pubbliche sono sempre state convinte che le motivazioni della guerra erano altre. Tema interessante, che riguarda il modo in cui funziona la democrazia.

Intanto non è vero che le armi distruttive non si sono trovate. Saddam non solo possedeva armi chimiche, ma le ha anche utilizzate. In più quel genere di armi si possono realizzare in fabbriche di medicinali, di fertilizzanti, insetticidi o detersivi. Da qui le necessarie ispezioni dell'Onu, che Saddam rifiutò. Non era armato di fionda, insomma, e l'Onu era stata da lui umiliata.

Ma la questione è più ampia. Le truppe occidentali si trovano in Iraq anche per segnare un limite alla degenerazione aggressiva del wahabitismo saudita. Potevano essere inviate con questa esplicita motivazione, dopo ampio ed articolato dibattito parlamentare e sulle piazze delle libere democrazie? No, è evidente. Le armi di Saddam, quindi, sono state la ragione (e non la scusa) dell'intervento, che aveva anche altre finalità.

C'entra, in tutto questo, il petrolio? Certo che c'entra, ovvio. Ma non è un interesse sporco e da tacersi, è un interesse vitale del mondo industrializzato.

Fa bene Adriano Sofri, riflettendo sui fallimenti del pacifismo, a ricordare l'iniziativa presa dagli israeliani, quando bombardarono il reattore atomico iracheno che si trovava ad Osirak. Il timore, più che fondato, era che la tecnologia civile fornita dai francesi (e dagli italiani) servisse ad avere materiale fissile da utilizzare per armamenti atomici. Armi che si sarebbero trovate nelle mani di Saddam, che voleva la distruzione d'Israele. Fu, quell'attacco, una violazione del diritto internazionale, un atto di guerra preventiva. Fecero male, gli israeliani? No, fecero benissimo.

(28/09/04)