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La proposta Cisl può salvarci dall'Autunno caldo
di Enrico Cisnetto
Forse Savino Pezzotta, con la sua proposta di riforma delle regole sui rinnovi dei contratti di lavoro, ci ha fornito un'alternativa al solito "autunno caldo".
A far ben sperare c'è anche la reazione possibilista che arriva dai vertici di Confindustria, dal governo e persino dalla Cgil. L'estate non è passata invano sul fronte delle relazioni industriali: a luglio ci si chiedeva quanto la Cgil ci avrebbe messo ad accettare un tavolo sulla riforma delle regole. Era bastato che Confindustria lo proponesse nel famoso documento del 14 luglio, per rompere (incrinare?) l'idillio nascente tra Guglielmo Epifani e Luca Montezemolo. Un mese dopo, lo stesso sindacato di sinistra discute sul "come" cambiare piuttosto che sul "se" farlo. E' un'ottima notizia, la partita sulla negoziazione è potenzialmente molto più importante dei singoli rinnovi (metalmeccanici, dipendenti pubblici, autoferrotranvieri) che animeranno la fine del 2004. Secondo lo scenario "classico" prospettato in questi giorni, a settembre ci aspettano mobilitazioni e scioperi più o meno selvaggi, e grandi battaglie sulle modifiche al contratto nazionale tra "difese dei diritti acquisiti" dei lavoratori e le necessità di modernizzazione delle imprese. Senza dimenticare le implicazioni politiche: i sindacati che diventano la "vera" opposizione - in due casi su tre, loro malgrado - e il governo che, dopo proclami di riforme radicali e preannunci di bilancio fuori controllo, si sfarina nel tentativo di non pagare il prezzo in termini di consensi derivante da uno scontro sociale.
Con le regole di negoziazione attuali, quelle del '93, tutto per lo più si risolve in un braccio di ferro sui decimali dell'inflazione da recuperare nei nuovi salari. Se così sarà, ci si può avvicinare a queste scadenze solo con lo spirito del "limitiamo i danni", consci che non è certo dai quei tavoli che può venire una scossa all'economia e men che meno l'inizio di una riforma strutturale del nostro sistema industriale.
Ma questa volta c'è la possibilità che le cose vadano diversamente: i sindacati, prima tra di loro e poi con Confindustria, affrontano in parallelo la riforma dell'intero sistema di contrattazione. In questo modo il probabile effetto immediato sarebbe un autunno molto più "fresco" e più alte probabilità di successo delle singole trattative. Ma sarebbe solo un effetto collaterale perché il tavolo sul nuovo modello contrattuale non deve semplicemente disgiungere le questioni politiche generali dalle trattative di settore, ma deve avere l'ambizione di rivoluzionare il sistema delle relazioni industriali. La vera forza della proposta di Pezzotta sta proprio nei contenuti: decentrare a livello aziendale, allungare a 3-4 anni, anziché gli attuali due, la revisione economica dei contratti nazionali, nonché semplificare dagli odierni 400 e più accordi a pochi macromodelli di settore, sono tre propositi che disegnano un regime molto più avanzato dell'attuale. In particolare, si prova a dare più spazio ai livelli periferici di contrattazione, affidando agli accordi aziendali e territoriali il compito di incentivare e premiare gli aumenti di produttività - che in definitiva determinano il successo di un'azienda - e di rendere il trattamento dei lavoratori più rispondente al contesto locale e aziendale in cui vivono. Un passo avanti enorme rispetto alle posizioni del passato, che ora Uil e Cgil non devono sprecare. Il sindacato di Epifani, in particolare, è chiamato ad un chiarimento interno, e forse per la prima volta lo scontro tra l'anima riformista e quella radicale sarà su una questione prettamente sindacale, su una proposta di altri rappresentanti dei lavoratori, quindi senza più l'alibi della lotta ad un governo di centrodestra che per postulato fa l'interesse dei padroni. Confindustria, poi, dopo i ripetuti appelli, trova finalmente un interlocutore che dimostra concretamente in che modo si possa "fare squadra", cioè concordando le innovazioni. Tra gli imprenditori ci sono delle diffidenze, specie sulla questione dei contratti territoriali, ma il conservatorismo è una piaga da combattere non solo in casa sindacale. Infine, il governo ha un'alternativa all'idea che le riforme si possano fare solo "imponendole" (anche se poi non ha mai avuto la forza di portare la sua concezione thatcheriana fino in fondo), e deve fare tutto ciò che è in suo potere per favorire l'accordo, anche per recuperare una certa inerzia di fronte ai grandi sforzi che i Montezemolo e i Pezzotta stanno facendo all'interno dei propri mondi. Ma c'è poco tempo: tra un mese si ritorna ai blocchi, ai disagi, alle polemiche, a un logoro gioco delle parti. Sbrigatevi.
27/08/2004

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