Primi segnali di un collasso industriale evitato
di Enrico Cisnetto

Dal pesantissimo uno-due con cui i casi Cirio e Parmalat avevano messo al tappeto il sistema Italia, si erano generati due interrogativi: siamo alle soglie di un collasso industriale? Paghiamo l'arretratezza di un complesso di norme inadeguato?

Ora, a un anno di distanza, con la vendita di De Rica a Conserve Italia e la conseguente chiusura della pratica-Cirio (almeno nella sua parte industriale), si può fare un primo bilancio. Il collasso non c'è stato: nessun effetto domino su altre aziende, nemmeno la chiusura di quelle direttamente colpite. Anzi, dopo due anni di incertezza, le società operative Cirio-De Rica e Del Monte hanno migliorato le loro performance. Tanto che gli obbligazionisti "pelati" potrebbero recuperare parte del capitale. E anche per Parmalat le speranze di un futuro autonomo da società quotata si basano sulla solidità delle attività nazionali.

Sul secondo interrogativo, invece, la risposta è negativa: per gestire la crisi dei due gruppi sono serviti decreti ad hoc e difficilmente da questa esperienza emergerà una riforma del diritto fallimentare all'altezza. La riforma del risparmio, poi, si è impantanata in Parlamento tra eccessi e furbizie. Così, mentre nel primo processo contro Calisto Tanzi e i suoi collaboratori verranno alla luce i meccanismi truffaldini utilizzati a Collecchio, i risparmiatori non saranno certo più al sicuro da eventuali "repliche". Per ora, abbiamo solo limitato i danni.

30/09/2004