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Contrattazioni, solo Pezzotta ha un'idea, e gli altri?
di Enrico Cisnetto
Adesso basta, la moda del "vediamoci e parliamone" ci ha rotto le scatole. Se davvero vogliamo salvarci dal declino nel quale siamo piombati occorrono dosi di coraggio e di generosità ben maggiori di quelle in circolazione.
A cominciare da quelle mostrate dalle parti sociali. Il timore, per esempio leggendo le ultime interviste di Epifani e di Bombassei, è che a tanto sfoggio di buona volontà e disponibilità al dialogo non corrisponda nulla. Prendiamo la questione della riforma dei contratti di lavoro, che è centrale. Al momento, l'unica idea nuova e concreta l'ha tirata fuori la Cisl. Essa ha il pregio di prescindere dalle trattative che si andranno ad aprire in autunno, evitando così che il nuovo regime sia influenzato da elementi "congiunturali" e dunque duri nel tempo. Ma anche nel merito la proposta di Pezzotta ha degli spunti di notevole valore: chiede di dare molto più peso agli accordi aziendali e territoriali, di allungare a 3-4 anni, anziché gli attuali due, la revisione economica dei contratti nazionali, nonché di semplificare la giungla contrattuale riducendo dagli odierni 400 e più accordi a pochi macromodelli di settore.
Tre propositi che disegnano un regime molto più avanzato dell'attuale. In particolare, si prova a dare più spazio ai livelli periferici di contrattazione, affidando agli accordi aziendali e territoriali il compito d'incentivare e premiare gli aumenti di produttività - che in definitiva determinano il successo di un'azienda - e di rendere il trattamento dei lavoratori più rispondente al contesto locale e aziendale in cui vivono. Un passo nella giusta direzione che però rischia di rimanere un gesto isolato. Per esempio, non si può essere troppo ottimisti di fronte all'Epifani prodigo di consigli e di ammonimenti un po' per tutti, ma incapace (o, peggio, non disponibile) a far capire cosa ci si può attendere dal suo sindacato in termini di collaborazione nell'affrontare l'emergenza nazionale. In particolare, il segretario della Cgil sulla proposta di Pezzotta si è limitato a guadagnare tempo, ponendo i suoi distinguo - prima un accordo tra le confederazioni e poi il confronto con Confindustria - che sono legittimi, ma prefigurano un allungamento dei tempi eccessivo. Certo, sappiamo che si tratta di un atteggiamento attendista figlio dello scontro interno alla Cgil tra l'anima riformista e quella radicale, ma vivaddio questo braccio di ferro andrebbe risolto una volta per tutte perché ha condizionato fin troppo le relazioni industriali nazionali. Epifani si assuma ala responsabilità del chiarimento, costi quel che costi.
Ma è pur vero che non è solo la Cgil ad essere chiamata a dimostrarsi all'altezza del momento: anche per la Confindustria è ora di andare oltre gli slogan e ottenere dal dialogo quelle riforme che chiede a gran voce. Bombassei dovrebbe spiegarci perchè non solo non è entrato nel merito della proposta della Cisl, ma ha addirittura autorizzato a pensare che si voglia rinviare sine die la questione decisiva della riforma dei modelli contrattuali. Certo, la latitanza del "terzo lato del tavolo", concede alibi. Ma è proprio per presentarsi forti al cospetto del governo che sindacati e Confindustria devono risolvere subito le "loro" questioni. Altrimenti il gioco delle parti non sarà di quelle sociali.
29/08/2004

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