|
|
 |
Caro-petrolio? Noi facciamo la danza della pioggia di Davide Giacalone
Sono diversi i fattori che spingono in alto il prezzo del petrolio e, questa
volta, non è in prima fila la volontà dei paesi produttori che, anzi, ieri
hanno annunciato un aumento calmieratore dei barili. Contano di più, questa
volta, l'incertezza e la paura che dominano i mercati; la volontà
statunitense di non intaccare le riserve strategiche; lo scontro di potere
in atto in Russia.
Le conseguenze del rialzo del prezzo del petrolio possono essere pericolose,
tanto nel frenare la crescita dei Paesi industrializzati (già colpiti da un
lungo ed estenuante rallentamento), quanto nel riaccendere la miccia
dell'inflazione. L'Italia è uno dei paesi più esposti, perché non solo
priva di fonti autonome d'energia, ma anche di un piano energetico degno di
questo nome.
Importiamo petrolio, abbiamo abbandonato (con decisione semifolle) il
nucleare, ma importiamo energia nucleare dalla Francia, le fonti alternative
sono sottosviluppate. E', questo, un elemento di debolezza che può costarci
caro.
Nel mentre il petrolio sale alle stelle, il governo ha annunciato di volere
cedere al mercato una seconda parte delle azioni Enel. Non si tratta neanche
di una privatizzazione, perché il controllo della nostra società elettrica
rimane in mani pubbliche. E' solo un modo per fare cassa. Ma si può andare
avanti a far cassa senza porsi il problema dell'energia necessaria per
alimentare la vita e la produzione nazionali? Possiamo continuare a sperare
nella pioggia per scongiurare blocchi energetici, come quello dell'anno
scorso? Un Paese fra i più industrializzati al mondo non può certo
affidarsi alla danza della pioggia.
(06/08/04)

|