Dopo il realismo ora servono le risposte
di Enrico Cisnetto

Eccolo, il primo governo Berlusconi-Siniscalco. Approvato ieri sera il Dpef 2005-2008, i tre anni del Berlusconi-Tremonti sono stati definitivamente archiviati. Non c'è dubbio, è meglio.

La differenza fondamentale è che al posto di quel pernicioso ottimismo di maniera che ci è costato caro, ora prevalgono prudenza e realismo. Ma attenzione: esse sono condizioni necessarie, ma non sufficienti, per risollevare l'Italia dal declino in cui è piombata. Diciamola tutta: parlare di operazione-verità, come si è fatto in questi giorni, è eccessivo. Sia perchè se si vuole portare il deficit sotto il 3%del pil, la manovra da 24 miliardi appare ancora insufficiente. Sia perchè ancora non si conosce, al di là della formula 17+7 (la prima cifra indica i miliardi di euro di tagli alla spesa, la seconda quella ricavabili da dismissioni), come sarà articolata questa manovra (tradotto: chi pagherà il conto), e sappiamo che è sulla Finanziaria e non sul Dpef che "casca l'asino". Sia, infine, perchè bisognerebbe spiegare al Paese che un bilancio così disastrato non deriva solo dall'eccesso di spesa corrente - finora occultato dalle una tantum tremontiane - ma anche dalla nostra incapacità di crescere agli stessi ritmi delle altre economie avanzate, causa ed effetto dell'ormai famigerato declino competitivo. E' da un decennio che siamo costantemente sotto la media europea, la quale a sua volta è ben lontana da quella americana e asiatica. Dunque, non si tratta di una flessione congiunturale, bensì di un fenomeno strutturale, che ha le sue cause nei difetti congeniti del capitalismo nostrano (dimensione troppo piccola, sottocapitalizzazione, scarsa proiezione internazionale, eccessiva presenza in settori a basso contenuto tecnologico), Ed proprio qui che si misura il limite della nuova linea del governo: nel Dpef di Siniscalco manca un ragionamento sulle cause del declino e sulle misure per invertire la tendenza. D'altra parte, basta vedere la manovra correttiva sui conti 2004 varata nei giorni scorsi: ricorda lo schema del rigore di tante Finanziarie post '92, con il solito mix di nuove entrate racimolate dove si può (casa, banche) e tagli dove non se ne può fare a meno. Il Dpef si muove nello stesso solco, e la parte relativa allo sviluppo si limita ad un generico proponimento di riduzione della presenza dello Stato-imprenditore, alla realizzazione di non meglio specificate liberalizzazioni, ma soprattutto alla promessa di una riforma fiscale il cui obiettivo attiene al consenso elettorale, non certo ad un progetto di trasformazione del nostro sistema economico.

Siniscalco, e gliene va dato merito, ha indotto Berlusconi a spalmare in due anni ciò che voleva fare in un colpo solo, ma non basta. Occorre affiancare al programma di risanamento finanziario un piano per la crescita, basato su un nuovo modello di sviluppo. Solo in quel contesto si potrà fare ricorso all'arma della riduzione del carico fiscale, utilizzando strumenti specifici come la cosiddetta fiscalità di vantaggio e la trasformazione delle agevolazioni alle imprese in finanziamenti elargiti da fondi ad hoc.

L'obiettivo fondamentale dovrà essere la dialisi di un apparato produttivo che si mostra in buona misura obsoleto, o che è destinato a diventarlo in breve tempo sotto la spinta della concorrenza di grandi paesi emergenti come Cina e India. Ma tutto questo nel Dpef non c'è. Non c'è bisogno di leggere le 52 pagine di cui si compone, basta dare un'occhiata alla tabella sulle previsioni di crescita dei prossimi quattro anni. A parte che non si capisce come si passi dal +1,2% previsto per quest'anno (correttamente ridotto rispetto all'1,4% indicato a suo tempo da Tremonti) al 2,1-2,2-2,3-2,3% prossimi, la cosa più grave appare il fatto che l'aumento del pil è tutto basato sui consumi interni, visto che gli investimenti stazionano sotto l'1% (tra 0,8% e 0,9%) e il saldo tra import ed export è costantemente negativo (-0,3% per i quattro anni). Ma se è vero, come è vero, che le nostre aziende perdono competitività a favore dei prodotti esteri, cosa consumeranno gli italiani? Caro Siniscalco, ho l'impressione che la prossima Finanziaria dovrà scriverla in cinese, un po' per occultare dove troverà questi maledetti 24 miliardi, ma soprattutto perchè saranno loro a dettare legge.