|
Anche da imprenditori e cooperative arriva l'allarme sul Sistema Italia
di Enrico Cisnetto Uno sguardo dentro e oltre il declino. Arriva, finalmente,
da due "pezzi" importanti dell'economia nazionale, Confindustria e Confcooperative.
E cosa ancor più importante, alla solita sfilza di cifre che attestano
la nostra perdita di competitività si aggiunge un'analisi delle cause
strutturali della stagnazione permanente che coinvolge direttamente
la responsabilità del sistema politico. Il check up di Confindustria
sulla competitività ci spiega come ormai il declino si possa misurare
sul reddito di tutti gli italiani (in vent'anni quello pro capite è
sceso dall'80% al 70% della media americana) e che gli indicatori della
competitività presente e futura (costo delle materie prime, ma anche
investimenti in ricerca e formazione delle nuove generazioni) "minacciano"
ulteriori peggioramenti. Ancor più interessante è la cifra del ragionamento
di Luigi Marino, presidente di Confcooperative, nella sua relazione
all'assemblea annuale dei suoi associati (davanti ad un Luca di Montezemolo
ascoltatore concorde e interessato e un Savino Pezzotta pienamente in
linea). Marino ha invocato un'operazione verità, e nell'aprire gli occhi
alla realtà è venuto fuori un elenco agghiacciante: l'economia non riesce
più a sfruttare la scia della ripresa mondiale; il gioco del mercato
con i paesi emergenti ci vede perdenti; abbiamo debolezze e limitazioni
strutturali antiche e recenti non ci fanno reagire con velocità sufficiente;
le tradizionali scorciatoie della competitività italiana, come le svalutazioni,
sono inservibili; il nostro sistema sarà pur ricco d'imprenditori ma
scarseggia di competitori di dimensioni globali; serve una maggiore
concorrenza - che non è arrivata dalle privatizzazioni fatte per cassa
- ma non sarà la mano invisibile del mercato a risolvere tutti i problemi.
Infine, l'integrazione europea ha ridotto la sovranità nazionale, ma
che comunque da soli saremmo troppo piccoli per farci valere. Così esplicitate
e messe in relazione le une con le altre, non troverete queste considerazioni
in nessuno dei programmi delle forze politiche oggi in campo (anche
se è proprio lì che dovrebbero essere). Maggioranza e opposizione ne
accettano qualcuna, ma solo in funzione strumentale, per attaccare o
difendere l'altra parte. E' proprio qui che arriva la parte più lungimirante,
per molti versi coraggiosa, della relazione di Marino: definire il nostro
un "bipolarismo infantile", e indicarlo come la causa del declino del
Paese. La contrapposizione continua con l'altra parte, la necessità
di mettere insieme coalizioni eterogenee che porta contemporaneamente
alla rigidità del programma (vedi la "cambiale" federalista che la Casa
delle Libertà sta pesantemente pagando alla Lega) e agli attriti interni.
Propaganda declinista, obietterà qualcuno, per favorire l'opposizione
di turno o per pietire nuovi soldi pubblici. |