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Se l'era dei campioni nazionali è tramontata, ora tocca all'Unione
Europea
di Davide
Giacalone
Vola, l'Airbus 380, come si è dimostrato a Tolosa,
e prende quota anche nelle ordinazioni, provenienti prevalentemente
dalle compagnie aeree mediorientali ed asiatiche, mettendo in difficoltà
la concorrenza statunitense della Boeing. Vola, potendo portare fino
a novecento passeggeri, con un costo pro capite per volo inferiore del
15-20 per cento rispetto agli altri aerei simili. Insomma, un bel successo.
Il fatto che la notizia non trovi lo spazio che merita, che non susciti
qualche cauto entusiasmo, è segno della depressione umorale che
ci ha presi. Eppure, dalla vicenda Airbus, giungono lezioni interessanti.
La prima è che la potenza economica europea può ben lanciare
una sfida industriale agli Stati Uniti ed all'area asiatica, ma a patto,
appunto, di pensarsi e considerarsi Europa. L'epoca dei campioni nazionali
è tramontata, si deve ragionare pensando alle dimensioni dell'Unione,
affinché si coltivino soggetti capaci di competere, in economicità
e tecnologia, nel mercato globale.
La seconda lezione consiste nel fatto che la competizione corre, e chi
resta indietro perde. Due aziende italiane hanno avuto un ruolo, nella
realizzazione dell'A380, ma il peso del nostro Paese sarebbe stato ben
maggiore se la stessa azienda pubblica del trasporto aereo non avesse
tirato in direzione opposta (quest'aereo è il primo ad essere
stato progettato e realizzato con l'apporto preventivo delle compagnie
aeree, e nella lista degli ordini compaiono inglesi e francesi, ma non
operatori italiani). E' chiaro che ogni singola impresa ha la sua autonomia
ed indipendenza, rispondendo delle scelte che compie (e fallendo quando
è giusto che fallisca), ma se non si riesce a rendere coerenti
le scelte di aziende la cui proprietà è in mano pubblica,
vuol dire che manca una qualsiasi idea di sistema Paese. I francesi,
salvando Air France e gettandosi nell'avventura Airbus, hanno dimostrato
di averla.
Terza lezione, più politica: perché l'Europa calchi il
terreno dell'eccellenza non è necessario che proceda sempre tutta
alla stessa velocità. L'importante, insomma, non è che
ad Airbus partecipino tutti, ma che chi prende parte a quell'iniziativa
abbia in mente la dimensione, la forza e le conoscenze dell'Unione Europea.
Chi si ricorda del Club del Coccodrillo, di quegli europeisti raccolti
attorno all'iniziativa di Altiero Spinelli? Quella era gente che credeva
negli Stati Uniti d'Europa, ma non per questo pensava che tutto si sarebbe
sempre dovuto fare con il consenso di tutti, perché in quel modo
non si sarebbe mai fatto niente. Semmai occorre che i più forti,
i più veloci, i più decisi non perdano di vista l'obiettivo
finale, ma si muovano. Qualcosa di quelle idee volava, nei cieli di
Tolosa.
28 aprile 2005

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