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Berlusconi vende perché fa un affaree anche per
salvarsi
dalla Gasparri
di Davide
Giacalone
Fininvest vende un ulteriore 16,6 per cento di Mediaset,
mantenendone il controllo con il 34 per cento. Dalla prima notizia i
tifosi di Berlusconi (quegli "amici" dai quali, com'è noto, spetterebbe
alle divinità difenderci) traggono la conclusione che si avvia a soluzione
il conflitto d'interessi. Gli avversari, invece, partono dalla seconda
per dire che il conflitto resta, e non cambia niente. Per come la vedo
io, sbagliano entrambe. Il tema del conflitto d'interessi, l'ho scritto
molte volte, non mi eccita. Quei conflitti sono pericolosi quando sono
occulti, quello di Berlusconi è solare. Avrebbe fatto meglio a risolverlo,
come aveva promesso, ma non è questione da cui dipendano le sorti del
Paese.
Berlusconi oggi vende una quota importante di Mediaset per il principale
e dirimente motivo che fa un ottimo affare. Le quotazioni sono ai massimi
e di più non potrebbe ottenere. Fininvest mantiene il controllo della
società e, al tempo stesso, si ritrova con una massa di liquidità. Un
capolavoro. Un capolavoro del sano interesse privato.
Taluno scrive che la vendita si spiega con la prospettiva di una vittoria
elettorale delle sinistre, con conseguente modifica della legge Gasparri.
Errore, grosso errore. La prospettiva peggiore, per gli interessi di
Fininvest, è che la Gasparri non cambi, che resti lì dov'è, provocando
un danno inimmaginabile. La faccio breve: la data del 31 dicembre 2006
per il passaggio al digitale (l'ho sempre sostenuto) è una bufala, un
imbroglio, una bugia: il 31 dicembre 2006 non accadrà nulla. Ma cosa
succede il primo gennaio 2007?
Quella data sostituisce (ometto i riferimenti legislativi e la citazione
delle sentenze, affinché dei tre lettori due non mi abbandonino) il
limite ultimo del periodo transitorio, voluto dalla Corte Costituzionale
che per questo bocciò la legge Maccanico. Quel limite ultimo era fissato
al 30 aprile 2004, fu stiracchiato fino alla fine dell'anno, poi si
annunciò l'avvento del digitale e lo si portò alla fine del 2006, così
come stabilito in una legge voluta dalla sinistra. Ora salta. Ma cosa
delimitava, quel termine ultimo? Delimitava la possibilità di esistere
per Rete4 e Rai3 (la prima dovrebbe spegnere il segnale analogico, ovvero
l'unico oggi ricevuto dagli italiani, la seconda dovrebbe rinunciare
alla pubblicità). Morale: il primo gennaio 2007 si torna al 1984, quando
dei pretori (definiti "d'assalto", il che già inquieta) ordinarono lo
spegnimento delle televisioni Fininvest.
Questa bomba ad orologeria non l'ha caricata e collocata la sinistra,
ma la maggioranza di centro destra. Il fatto che, ai massimi, e prima
che tutti si rendano conto di quel che accadrà, si venda, mi pare l'unica
cosa ragionevole di quel che osservo.
14 aprile 2005

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