La mappa delle esportazioni italiane spiega le ragioni del nostro declino
di Antonio Gesualdi

L'intervista a Giuliano Amato, rilanciata ieri da Società Aperta, specificava come il futuro immediato che ci aspetta sarà molto diverso dall'immediato passato e che un paese occidentale che si rispetti deve affrontare il declino economico individuando settori chiavi nei quali investire. Amato suggeriva l'aerospazio, la difesa, l'energia alternativa, le biotech e le informazioni. Abbiamo, allora, verificato l'incidenza delle esportazioni di prodotti ad elevata intensità di tecnologia sul rispettivo totale manifatturiero nei principali Paesi industrializzati, sulla base dei dati dell'Associazione italiana per la ricerca industriale. Nel 2001, nel settore aerospaziale, l'Italia mostrava una percentuale dell'1,5%, addirittura in calo dello 0,6% rispetto al 1992. Peggio di noi c'è solo il Giappone con lo 0,4% mentre in questo settore primeggia la Gran Bretagna con 11,2%. Nell'elettronica miglioriamo, ma siamo sempre ultimi con una percentuale del 3,3%, mentre i giapponesi esportano il 15,6% di questo tipo di prodotti. Siamo gli ultimi anche per quanto riguarda le macchine per ufficio e gli strumenti di precisione dove primeggiano Stati Uniti e Giappone.

Qualche speranza l'abbiamo nel settore farmaceutico dove esportiamo il 3,4% rispetto a medie superiori al 5% di Francia e Gran Bretagna: siamo quasi al livello della Germania sopravanzando Stati Uniti e Giappone. Ma l'economia non è solo economia. L'Italia, infatti, è tra le migliori nazioni europee negli stanziamenti pubblici per R&S per obiettivi socio-economici. Investiamo più di altri per "l'ambiente terrestre", per la "salute" (dove siamo secondi solo agli inglesi), l'energia, l'industria, la vita sociale e le "ricerche finanziate dal fondo generale dell'Università". Mentre siamo attardati sulla difesa (4%, contro il 34,9% della Gran Bretagna e il 30,7% della Spagna). E siamo indietro nell'agricoltura e lo spazio e l'ambiente.

Insomma non sembra essere lontana, da questa fotografia, l'idea che siamo un paese che ha coltivato un certo benessere, spendendo, ma che non è ancora convinto che quel benessere ha un costo. Così siamo i primi nella spesa per la ricerca e lo sviluppo di obiettivi socio-economici (l'insistenza sui diritti viene da questo), ma siamo sempre gli ultimi nella produzione di prodotti innovativi e avanzati (la poco insistenza sui doveri e le responsabilità!). Quindi nella produzione ed esportazione di prodotti high-tech siamo ultimi tra i paesi industrializzati con un poco più dell'11% mentre, in ordine, Gran Bretagna, Stati Uniti e Giappone esportano dal 30 al 40% della loro produzione di beni. Naturalmente, a specchio, siamo i primi nella low-tech con il 31,3% quando i giapponesi sono a poco più del 5%. Qualcuno si sorprende ancora della ripresa giapponese e del declino italiano? E la Cina è molto più vicina al Giappone che a noi!

31 marzo 2005