L'arretratezza del sistema bancario è indifendibile ma non possiamo soggiacere all'effetto domino
di Davide Giacalone

E' fastidioso che le cose serie vengano personalizzate, e che si raccontino i problemi delle banche italiane come se fosse tutto un balletto attorno alla figura di Antonio Fazio. Quel che accade riguarda l'intero sistema Paese.

Due gruppi bancari non italiani, ma neanche "stranieri", giacché ambedue appartenenti all'Unione Europea (ricordate le cerimonie per la Costituzione, e le tante parole sulla comune cittadinanza?), hanno annunciato di voler acquistare il controllo, mediante Opa o Ops, di altrettanti istituti bancari italiani. C'è chi dice: viva il mercato. C'è chi risponde: non passi lo straniero. Non è così semplice, e la tifoseria fa solo caciara.

Difendere l'italianità degli istituti di credito, oltre ad essere una battaglia contro la realtà dei mercati, significa, oggi, difendere tutta l'arretratezza del nostro sistema bancario. Proteggendo i confini avremmo dovuto, ad un tempo, ampliare le dimensioni delle banche e renderle più avvezze alla concorrenza. La prima cosa l'abbiamo fatta pochino, in compenso abbiamo aggiustato le proprietà facendo entrare improbabili immobiliaristi (dotati di soldi prestati dalle stesse banche), inzeppando i sindacati di controllo di soggetti pesantemente debitori verso la banca, proteggendo gli istituti non solo dalla concorrenza vera, ma anche dalla loro propensione a fregare i clienti (leggi Cirio), spacciando la truffa per "rischio di mercato". Se si pensa di difendere tutto questo, non solo si è destinati alla sconfitta, ma è bene che avvenga in fretta.

Poi c'è l'altra faccia della medaglia. La questione della reciprocità (consentiamo agli spagnoli di entrare se loro lo consentono a noi) è una scusa. La verità è che in assenza di politica industriale le scelte di quel tipo le hanno fatte le banche, mediante la leva del credito. Non sempre le hanno fatto bene, talora le hanno fatte malissimo, ma l'idea che la politica industriale sia nelle mani di spagnoli, olandesi o francesi, non è di quelle che lascia sereni. Inoltre, se partono le acquisizioni dall'estero vuol dire che il capitalismo nostrano (i cui possedimenti dipendono dalla volontà delle stesse banche) non è in grado di reagire, quindi si avvierà un effetto domino.

Il protezionismo non risolve nessuno di questi problemi. La difesa delle frontiere è roba ridicola. Il governo fa bene a chiamarsi fuori e definirsi neutrale, ma a patto che sappia fare il suo mestiere, che non è quello di declamare poesie mercatiste, o di comporre poemi nazionalisti, ma quello di difendere gli interessi italiani nella sede ove li si è spostati, a Bruxelles.

29 marzo 2005