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Il paradosso della disoccupazione: se l'economia va male diminuisce, se
va bene il tasso aumenta
di Antonio Gesualdi
Quando l'economia tirava: dal 1993 al 1997 il tasso
di disoccupazione di lunga durata cresceva dal 3,6% al 5,3%. Quando
l'economia arretrava: dal 2000 al 2003 il tasso di disoccupazione, sempre
di lunga durata, diminuiva dal 5% al 4,2%. Il tasso medio di disoccupazione
nel 2004 è sceso all'8% contro l'8,4% del 2003. Il dato, spiegano i
tecnici dell'Istat, è il più basso dal '93, ma, precisano, è dovuto
ad un "calo di partecipazione al mercato del lavoro e alla ricerca attiva
di un'occupazione". Infatti nella media del 2004 il numero delle persone
in cerca di occupazione è diminuito, in confronto all'anno precedente,
del 4,3% (-88.000) unità. Strano no? Se l'economia va bene aumenta la
disoccupazione e se va male diminuiscono i senza lavoro? Insomma saremmo
di fronte ad una vera e propria follia collettiva: l'economia non va,
la disoccupazione diminuisce.
Il paradosso non è un paradosso perché l'occupazione, in realtà, dipende
da un agglomerato molto potente che è la quantità e la qualità di popolazione
attiva. Come tutti sappiamo gli italiani stanno invecchiando e si va
definitivamente esaurendo l'effetto del baby boom degli anni sessanta.
Insomma ci sono sempre meno persone e, di conseguenza, sempre meno persone
da inserire nel mercato del lavoro. Ci sono sempre meno giovani che
entrano nel mercato del lavoro e quindi la disoccupazione, soprattutto
giovanile e femminile, diminuisce. Arrivano gli immigrati, certo, ma
nessuno sa bene dove vanno e cosa fanno. Una ricerca ha dimostrato che
dagli anni Ottanta ad oggi non c'è stato nessun assorbimento automatico
di immigrati in settori dove vi era carenza di manodopera.
Di fatto se vediamo insieme i movimenti della popolazione e quelli dell'occupazione
troviamo che l'incremento dell'occupazione è addirittura inferiore alla
crescita della popolazione tra i 15 e i 64 anni (+0,9%, dovuto soprattutto
agli stranieri). E non dimentichiamo che i nostri quindicenni sono più
a scuola che al lavoro! Nella nuova indagine, infatti, sono considerate
occupate le persone con più di 15 anni che nella settimana a cui si
riferisce l'intervista hanno svolto almeno un'ora di lavoro retribuita.
E' occupato anche chi ha lavorato almeno per un'ora presso la ditta
di un familiare senza essere retribuito. Questo criterio è, comunque,
meglio del precedente dove valeva la condizione percepita e dichiarata
dall'intervistato.
Dunque mentre cresce il numero degli occupati di uno 0,7% (visto che
la popolazione in età da lavoro è cresciuta più velocemente: +0,9%)
pure il tasso di occupazione ha registrato un calo (57,4% contro il
57,5% del 2003). Per abbassare il tasso di disoccupazione, quindi, i
governi se ne possono stare, tranquillamente, con le mani in mano. Va
da sè: è paradossale, ma è normale.
22 marzo 2005

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