Dopo la rappresentazione dei tagli annunciati
si ritorna a parlare di aumenti della spesa pubblica
di Alessandra Servidori

Tutti gli occhi degli italiani inchiodati sulla busta paga che dovrebbe essere arrivata,in questo glaciale gennaio, più pesante (grazie alle detrazioni fiscali previste dalla manovra finanziaria);un po' di intervento sui prezzi al consumo (grazie all'intesa tra Marzano e la grande distribuzione), un altro pizzico di riduzione dell'Irpef, qualche miglioramento retributivo grazie ai rinnovi contrattuali, e il gioco è fatto: il reddito in termini reali degli italiani, nei prossimi mesi, migliorerà del 2,2%. Parola di Silvio Berlusconi. E Domenico Siniscalco - che si rivela sempre più buon allievo del suo predecessore - è lì a dare autorevole conferma. Basta così poco per mettere in carreggiata l'azienda Italia ?

"L'illusione empirica del triennio successivo alla entrata in vigore dell'euro è consistita nell'idea che la ripresa del ciclo economico internazionale e la contemporanea svalutazione dell'euro attivassero da sole, in Europa e in Italia, un forte e positivo ciclo di ripresa, trainato dalle esportazioni, capace di per se stesso di riportarci alla piena occupazione, senza mettere mano alle necessarie riforme strutturali sul fronte della spesa pubblica, dello stato sociale, del mercato del lavoro in termini di maggiore flessibilità e del mercato dei beni in termini di privatizzazioni e liberalizzazioni finalizzate a produrre maggiore efficienza e concorrenza. E magari anche capace di generare automaticamente risorse tali da consentire di ridurre la pressione fiscale senza contenere il livello della spesa, ma semplicemente restituendo quel di più generato proprio da una ripresa ciclica, attesa come manna che piove dal cielo e attivata esternamente dal buon andamento del resto dell'economia mondiale". L'autore di questa analisi che condividiamo interamente con riguardo alla politica economica degli ultimi tre anni non è un esponente dell'opposizione e neppure di un irsuto sindacalista. Sono parole tratte dal libro "Europa svegliati" che il vice ministro all'Economia Mario Baldassarri ha scritto insieme a Francesco Busato per Sperling e Kupfer. La legge finanziaria per il 2005 è sicuramente un banco di prova: le cifre coinvolte (24 miliardi di euro di cui 17 miliardi di carattere strutturale) si sono mosse nell'ambito delle regole del patto di stabilità (che finirà - siamo facili profeti - per non essere modificato nella sostanza).

Quanto ai contenuti, dopo la solita rappresentazione in cui le ipotesi sono sbocciate e morte nello spazio di un mattino, sono più le promesse di incremento della spesa che i risparmi e i tagli. Prima è stata la volta del bonus per i neonati ( poi sparito), poi è venuto il miglioramento degli assegni familiari a favore dei cosiddetti incapienti, le persone tanto povere da non essere nemmeno soggette d'imposta e quindi impossibilitate a godere della no tax area. Tutto ciò sarebbe reso possibile dall'applicazione del metodo Gordon Brown, una sorta di quadratura del cerchio all'inglese che i media hanno acriticamente avallato. La spesa delle amministrazioni pubbliche - a sentire Siniscalco - dovrebbe crescere solo del 2% (di una quota più elevata quella sociale ed altre particolarmente delicate). Nessuno si è posta la classica domanda dell'uovo di Colombo: ma se la spesa tendenziale è in procinto di crescere di più come si farà a contenere i flussi entro i tetti stabiliti ? Con riduzioni e tagli: non c'è altra strada, anche se nessuno lo afferma esplicitamente. E' successo però che una componente importante della maggioranza sia la prima a salire sulle barricate (alla faccia di Gordon Brown che i civil servants li licenzia) in difesa del pubblico impiego i cui rinnovi contrattuali non possono stare - a sentire An - all'interno del massimale del 2 %. Di positivo annoveriamo la svolta intervenuta nella vicenda Alitalia,anche se insidiata da continue occupazioni del personale in perenne conflitto e alleato con i sindacati più corporativi . Ma per quanto emblematica sia la sorte della compagnia di bandiera, la linea del Piave lungo la quale il paese vince o perde la sua battaglia non passa per Fiumicino.