|
|
 |
Siniscalco ammette il declino ma non ne trae le conseguenze di Enrico Cisnetto
Finalmente se n'è accorto anche Siniscalco. Nel suo intervento alla Giornata Mondiale del Risparmio, il ministro dell'Economia ha riconosciuto che le difficoltà economiche del nostro Paese derivano da processi di lungo periodo (10-15 anni), che sono alla base sia dei sempre più deludenti risultati di crescita, sia della progressiva riduzione delle potenzialità di sviluppo. In una parola, ha riconosciuto quello che il sottoscritto, da tempo, non ha esitato a definire "declino".
Il quale si misura in molti modi: guardando la competitività del made in Italy sui mercati internazionali e rilevando la scarsa crescita interna. Nel primo caso, come testimoniano gli studi della Banca d'Italia, a fronte di un volume delle esportazioni europee in salita del 7% nel primo semestre 2004 e di una forte ripresa del commercio mondiale, la ripresa dell'export italiano è molto inferiore alla media, e quindi i nostri prodotti continuano a perdere quote di mercato rilevanti. A livello interno la bassa crescita dei consumi è testimoniata anche dall'andamento dell'inflazione, scesa al 2% contro il 2,5% della media Ue, mentre l'andamento non favorevole del commercio con l'estero si ripercuote sulla produzione industriale, che rispetto ai valori registrati nel 2000 è risultata inferiore addirittura del 2,8%. L'ammissione dell'esistenza del declino, seppur non pronunciata esplicitamente, da parte di Siniscalco, è importante come - e forse di più - dell' "operazione verità" sui conti pubblici varata dallo stesso ministro all'inizio del suo mandato. Ammissione che, però, non trova concretezza nella Finanziaria - confusa e deludente - e neppure si propaga all'interno della maggioranza, che ha preferito infilarsi nella diatriba sul taglio delle tasse, quanto mai oziosa, contrapponendo ricchi contro poveri. Discussione che, ancora una volta, vuole evitare il problema anziché affrontarlo, e sembra basarsi su assunti sociali ed economici inesistenti. Sociali, perché racconta una contrapposizione tra classi ormai superata; economici, perché si fa credere agli elettori che il problema di fondo sia la redistribuzione del reddito. In realtà, non c'è nulla da distribuire. Qui ed ora, la questione di fondo riguarda la produzione del reddito. Su questo piano il Paese accusa uno spaventoso ritardo - giustamente individuato dall' "economista" Siniscalco - non attribuibile solo a colpe di questo governo, ma a fenomeni di medio e lungo periodo a cui però il "ministro" Siniscalco è chiamato a rispondere. E' auspicabile dunque che l'analisi fatta alla Giornata del risparmio venga coraggiosamente ripetuta in Consiglio dei ministri in modo che la consapevolezza della crisi si trasmetta a tutto il governo. Ma se così sarà, lo scenario dovrà modificarsi e le risposte dovranno essere del tutto diverse. Per risollevare il capitalismo italiano non ci si dovrà più appellare a fantomatici fattori esterni (tipo la ripresa americana) o a meccanismi automatici (i consumi da rilanciare attraverso la riforma fiscale). Sarà decisivo, invece, riconvertire il sistema industriale e renderlo competitivo nel confronto con quello degli altri Stati. Saremmo finalmente costretti a pensare una politica economica ed industriale. Dai, Siniscalco, fai un altro passo avanti.
(7/11/04)

|