Le donne valore aggiunto dell'occupazione italiana
di Alessandra Servidori

Ogni tanto qualche buona notizia rallegra i cuori: nonostante le performance scadenti dell'economia reale, la componente più dinamica di un mercato del lavoro che continua a dare segni sensibili di vitalità è quella dell'occupazione femminile. Come viene evidenziato nella sottostante tabella riguardante i dati del secondo trimestre dell'anno in corso, le donne contribuiscono, con un incremento dell'1,3% (+112.000 unità rispetto al corrispondente trimestre del 2003), alla crescita dell'occupazione che, in totale, segna un + 0,7%. La quota maschile cresce solamente dello 0,4% (+51.000 unità).

Occupati per ripartizione geografica e sesso. II trimestre 2004

Riparti-zioni Maschi e femmine Valori assoluti Maschi Femmine Maschi e femmine: variaz. % su II trim. 2003 Maschi: variaz. % su II trim. 2003 Femmine: variaz. % su II trim. 2003
Totale 22.438.000 13.659.000 8.778.000 0,7 0,4 1,3
Nord 11.420.000 6.684.000 4.736.000 0,3 0,5 --
- nord ovest 6.597.000 3.873.000 2.725.000 0,4 0,4 0,5
- nord est 4.823.000 2.811.000 2.012.000 0,1 0,5 - 0,5
Centro 4.574.000 2.701.000 1.873.000 3,2 2,1 5,0
Mezzogiorno 6.443.000 4.275.000 2.169.000 - 0,2 - 0,8 1,0

Fonte: Istat

L'aumento delle lavoratrici è pure apprezzabile nel Mezzogiorno (+ 1%) a fronte di un calo dello 0,8% degli uomini occupati che determina un arretramento complessivo dello 0,2%. Un processo di segno contrario avviene nelle regioni settentrionali dove l'incremento modesto (+ 0,3%) è dovuto prevalentemente alla componente maschile, in quanto la variazione positiva (rispetto sempre al secondo semestre del 2003) delle donne del Nord Ovest si elide con la variazione negativa riscontrata nel Nord Est. Sorprendente - il caso meriterebbe approfondimenti sul campo di carattere sociologico - è il salto in avanti delle aree del Centro ( + 3,2%) grazie ad un sostenuto contributo della componente maschile (+ 2,1%) e ad un vero e proprio boom di quella femminile (+ 5%). In generale, le posizioni lavorative alle dipendenze hanno registrato un tasso di crescita dello 0,6% (+ 92.000 unità), quelle autonome hanno segnalato invece una dinamica più accentuata (+ 71.000 unità). Quanto ai settori, si è avuto un singolare incremento in agricoltura pari al 4,7% (+ 42.000 unità), mentre l'industria in senso stretto ha perduto 23.000 addetti (- 0,5%). Praticamente stazionari i servizi (+0,4% come dato totale); in forte aumento il settore delle costruzioni (+ 4,8% in totale, con un + 4,7% dei dipendenti e un + 5% degli indipendenti). Va riconosciuto, innanzi tutto, che il mercato del lavoro si è sbloccato, grazie ai provvedimenti di riforma degli ultimi anni (dal pacchetto Treu alla legge Biagi). Inoltre, i dati stessi dimostrano l'infondatezza della teoria secondo la quale la nuova occupazione è tutta precaria. Se si considerano le classificazioni per posizione professionale della rilevazione sulle forze di lavoro Istat per il II semestre del 2004 si nota, infatti, che, rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente, l'occupazione a tempo pieno è aumentata dell'1,2%, che i dipendenti "permanenti" registrano un + 1,5% (+ 1,7% quelli a tempo pieno), che gli occupati a termine decrescono del 5,6% (- 7,1% degli occupati a termine a tempo parziale). Certo è significativo l'incremento dei lavoratori indipendenti (+ 1,1%). Anche in questo caso, però, è più sostenuto (+ 2,5%) il trend di quelli a tempo pieno, a fronte di un crollo degli autonomi a tempo parziale (- 7,1%). Insomma, non vi è una contraddizione insanabile tra occupazione flessibile e stabilizzazione del mercato del lavoro. Buon segno.

(19/10/04)