Alitalia è indispensabile, basta con il liberismo scolastico
di Enrico Cisnetto

Quanto valgono per l'economia italiana, e dunque per ciascuno di noi, cento milioni di cinesi a reddito occidentale che devono decidere quanto spazio dedicare all'Italia nell'ambito delle loro prossime scelte turistiche?

A dir poco 100 miliardi di euro, 200 mila miliardi delle vecchie lire, quasi quattro Finanziarie come la prossima. Basterebbe questa cifra a mettere a tacere le voci un po' petulanti ma innocue dei "liberisti scolastici" nostrani (il Foglio) e d'esportazione (Alberto Alesina), e quelle assai più pericolose dei "liberisti ad intermittenza" come il ministro Maroni, uniti in coro nel chiedere (o ritenere ineluttabile) il fallimento dell'Alitalia. Intendiamoci, come questo giornale ha sempre sostenuto, la compagnia è in ginocchio, abbisogna di una cura radicale per risollevarsi e ciascuno, a cominciare dai lavoratori e dai loro rappresentanti sindacali, deve assumersi le proprie responsabilità e fare ciò che è necessario per ridarle la capacità competitiva che serve a stare sul mercato. Ma, appunto, l'obiettivo non può che essere quello di rilanciarla, l'Alitalia. Perchè di una compagnia aerea nazionale con capacità di coprire le rotte internazionali - a cominciare da quelle da e per la Cina, che Alitalia aveva e da tre anni non ha più - un paese a forte componente turistica come l'Italia ha bisogno come il pane.

Si dice: ma se sparisce l'Alitalia, state tranquilli che ci sarà qualche altra compagnia a sostituirla, e per i passeggeri-consumatori ci saranno tariffe più basse. Vero, e solo fino a un certo punto, per le tratte nazionali. In questi anni, dopo la liberalizzazione, sono nate altre società italiane, ma di quelle (poche) sopravissute sono noti i conti in rosso e la relativa necessità di dipendere dalle banche, cosa che le ha spinte a cedere importanti quote di capitale a compagnie estere. Le quali praticano sì prezzi più bassi, ma con l'obiettivo di spingere il traffico internazionale da e per l'Italia attraverso di esse e i loro scali. A tutto danno non solo del settore aeroportuale nazionale, ma anche e soprattutto di quello turistico. Ecco allora che il risparmio conseguito da alcuni diventa un danno ben maggiore a carico di tutti, compresi quei passeggeri apparentemente avvantaggiati.

A leggere Alesina ieri sul giornale della Fiat, scopriamo che non è bene sovvenzionare chicchessia. Giusto, se si aggiunge appunto un chicchessia. Si prenda la Fiat, per esempio: è notorio che il più grande gruppo "privato" italiano, da sempre paladino del libero mercato, della concorrenza e delle privatizzazioni, ha ricevuto sovvenzioni sotto forma di denaro, di protezionismo rispetto alle auto straniere, di acquisto da parte dello Stato di aziende controllate decotte. Allora, perchè Alitalia no e Fiat sì? Se fosse solo perchè una pubblica e l'altra è privata, quantomeno andrebbe rovesciata la questione. In realtà, se si vuole ragionare guardando al mercato per quello che è - un luogo, non un soggetto, tantomeno un feticcio - se ne deduce che più la mano pubblica sta lontana dalla gestione delle attività economiche, meglio è, ma questo non significa demonizzare il ruolo dello Stato nell'economia, che deve essere capace, attraverso scelte di politica industriale, di inserire elementi di interesse generale laddove il gioco degli interessi singoli può nuocere al sistema economico nel suo complesso. Come fanno tutti i paesi liberali, Stati Uniti in testa, quando ci sono in ballo gli interessi nazionali (provate a comprare un'azienda Usa che produce brevetti tecnologici sofisticati, se ci riuscite).

Nel caso di Alitalia, questo non significa salvarla a tutti i costi, ripianando le perdite (tra l'altro non è più possibile in sede comunitaria), m vuol dire farsi carico della necessità che una compagnia aerea italiana, magari inserita in un network internazionale, sia funzionale agli interessi della prima industria nazionale, il turismo. Gestita da privati in una logica di mercato, ma deve esistere. Altrimenti a tagliare costi senza produrre ricavi sono capaci tutti. Liberisti scolastici compresi.

07/09/2004