La tv è uno specchio che deforma le paure e le speranze della gente
di Davide Giacalone

Quando era di gran moda parlare (solo parlare) di conflitto d'interessi, sostenevo che ne sono esistiti (la Agnelli sottosegretario agli esteri che va in Libia, Paese sotto embargo, dove la Fiat aveva i suoi soci) e ne esistono (professionisti chiamati a fare i ministri passando l'attività complementare alla moglie), ma, di tutti, il meno preoccupante era quello televisivo di Berlusconi. Mi beccavo le rampogne dei soliti moralisti ad orologeria, ma non cambiavo opinione.

Per essere precisi: il conflitto esisteva ed esiste, con riferimento alla normativa che offre tutela ai beni del presidente del Consiglio, ed è, in questo caso, un conflitto trasparente, nel senso che tutti possono vederlo, apprezzarlo, giudicarlo; ma non esiste, quel conflitto, sul piano dell'uso politico della televisione.

Non esiste non per buona volontà o bontà d'animo, ma per la natura stessa della televisione. Il centro sinistra controllava saldamente la Rai, quando perse le elezioni. La dc di Fanfani aveva nelle proprie mani, per interposto Bernabei, tutta la televisione esistente, eppure perse il referendum sul divorzio. Dal punto di vista sociale e politico la televisione non inventa, non crea, o, per farlo, impiega tempi molto lunghi. E' solo uno specchio, capace di riflettere ed ingigantire parte di quel che trova. Ingigantendo deforma. Esiste, per esempio, un'indubbia domanda di spiritualità, di religiosità. In mondovisione viene riflessa, attraverso l'assemblarsi di masse in quel di Roma. Una vittoria della cristianità, della cattolicità? Non direi. Ho negli occhi il corpo di Wojtyla che passa sulla piazza, letteralmente circondato e sopraffatto da videotelefonini che scattano foto. Ma quando mai si è fotografato un morto? Ed allora la domanda ha trovato un prodotto, e lo specchio televisivo lo ha ingigantito. Alla fine, di spirituale, c'è davvero poco.

Gli italiani hanno inneggiato alla forca giudiziaria (specchiandosi nel santorismo), ma quando il pendaglio si è avvicinato al loro mondo d'ogni giorno hanno declinato l'offerta. Avevano votato, in maggioranza, da sempre, quegli stessi partiti che nel 1992 furono sterminati. Il desiderio degli elettori non era far vincere la sinistra, non avendola mai votata in misura sufficiente, così Berlusconi vinse, nel 1994. Cavalcò, non creò l'onda. Nel 1996 vinse Prodi, ma con meno voti della destra e con così poco solida base sociale che fu una legislatura di travagli. Nel 2001 Berlusconi tornò a vincere, interpretando il desiderio di farla finita con la crisi e la speranza che si potesse tornare al benessere di un tempo. Interpretò, non creò il bisogno. La televisione ha rispedito mille volte la promessa, che, con il tempo, è sembrata una presa in giro. Lo specchio ha ingigantito, e propiziato la sconfitta del 2005.

La strega se la prendeva con lo specchio. La politica provi a fare il proprio mestiere: offrire una risposta, possibilmente credibile, alle paure ed alle speranze che in quello specchio diventano deformi e gigantesche.

8 aprile 2005