Parlare di par condicio è inutile ed ozioso, quando manca un arbitro a farla rispettare
di Davide Giacalone

La campagna elettorale per le elezioni regionali volge alla conclusione (finalmente) e di tutto si è parlato, tranne che di quanto sarà sottoposto al giudizio degli elettori. Come al solito, si è svolta una campagna politica sui temi nazionali, e, come al solito, pro o contro il perno che regge il bipolarismo smandrappato. Sulle battute finali i leader del centro sinistra hanno lamentato la mancanza di par condicio nelle apparizioni televisive.

Devo premettere che la legge sulla par condicio non mi è mai piaciuta. E' un barocchismo illiberale, ove sarebbe preferibile una (inesistente) trasparenza sulla raccolta di fondi e su come vengono spesi. Ma la legge c'è. E pur essendoci, è del tutto inutile invocarla, perché manca l'arbitro.

Il mondo politico non se n'è accorto, o s'impegna a dimenticarsene, ma un'altra campagna elettorale è in corso, ed è quella che porterà al voto referendario sui temi della fecondazione assistita. In quel caso l'equilibrio dell'informazione sarà fondamentale, anche perché non si tratta di uno, ma di più quesiti e l'elettore ha tutto il diritto di votare in modo differenziato, entrando nel merito e non partecipando ad una crociata (da una parte e dall'altra, benché le "crociate" …). Perché questo diritto sia esercitatile è necessario che tutti ricevano informazione ed informazioni.

Ebbene, la legge prevede che, in caso di violazione dell'equilibrio informativo, spetta all'Autorità delle Comunicazioni intervenire, in maniera tempestiva, ripristinando il diritto nel giro di quarantotto ore. Si può discutere, e molto, circa la capacità fin qui dimostrata dall'Autorità d'adempiere a questa sua funzione, come ad altre. Ed il bilancio, alla fine, non è esaltante. Ma discuterne, oggi, è ozioso, perché l'Autorità non c'è.

Il Parlamento non ha ancora provveduto a nominare il nuovo presidente, in assenza del quale il nuovo consesso di commissari non può costituirsi. Il vecchio non c'è più ed il nuovo non c'è ancora.
Lunedì prossimo si chiude il primo tempo della partita, con la chiusura delle urne regionale, e si apre il secondo, che porterà ai referendum. L'arbitro, però, non è in campo, dovendo ancora decidere come vestirsi. Con tanti saluti, formali e sostanziali, al diritto.

1 aprile 2005