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L'approvazione della "devolution" al Senato dimostra che questo
bipolarismo è ostaggio delle minoranze
di Davide
Giacalone
Gran bagarre, ieri, al Senato, mentre si votavano le
riforme costituzionali che vanno sotto il nome di "devolution" (devolution?),
ma che, in realtà, intaccano il meccanismo legislativo e parlamentare,
oltre al rapporto fra governo e Parlamento.
Pensando più alla televisione che al lavoro d'Aula, i parlamentari del
centro sinistra issavano cartelli con su scritto: "Giù le mani dalla
Costituzione". Dimenticavano di aggiungere che, nella scorsa legislatura
furono proprio loro a modificare il titolo quinto della Costituzione,
con maggioranza risicata ed alla fine del mandato. Erano le loro mani
quelle che se ne dovevano stare giù.
Detto questo, il testo approvato è, in più di un punto, alquanto bislacco.
Consegna un bicameralismo non più perfetto, ma divenuto troppo imperfetto.
Un Capo dello Stato che resta irresponsabile, ma è responsabile in solitudine
dei suoi atti. Una Costituzione che, nel suo complesso, non è riscritta
(come pure si potrebbe), ma revisionata a spizzichi e bocconi, mediante
un procedimento che è assai dubbio risponda a quello che pure i costituenti
avevano previsto. A tutto questo l'opposizione si mostra contraria,
anche vivacemente. In modo più silente è contraria anche parte consistente
della maggioranza. Perché, allora, si va avanti?
La ragione è che ci si racconta che il nostro sia un sistema maggioritario,
ma, in realtà, sono le minoranze ad avere il potere di condizionamento.
Ciascun schieramento è composto da forze diverse ed eterogenee, ciascuna
delle quali detiene il potere di far saltare tutto. Alla fine sono gli
estremisti ad imporre il loro modo di vedere. Da una parte e dall'altra.
A questa riforma costituzionale la Lega Nord ha subordinato la propria
permanenza nella maggioranza, la quale, specie nel corso del lungo ciclo
elettorale, non può certo permettersi una defezione. E' da questa condizione,
da questo bisogno, che nascono le odierne riforme costituzionali, che,
nel loro contenuto, ne risentono pesantemente.
23 marzo 2005

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