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Molte incertezze progettuali, in attesa che dalla "fabbrica"
esca un prodotto finito
di Roberto Paglialonga
Un altro programma di governo per calamitare nuovi
elettori? Se lo chiedono in tanti, probabilmente anche all'interno dell'Unione.
L'unico che nei fatti ha risposto sì con convinzione (e ci mancherebbe)
pare essere proprio il suo leader Romano Prodi, che più di ogni altro
si sta prodigando nella raccolta delle proposte. Ma i dubbi rimangono.
Viene spontaneo chiedersi che fine abbia fatto il programma di Giuliano
Amato per le europee del 2004, e se in meno di un anno abbia perso completamente
valore. Non vi è nei vertici ulivisti il tentativo di voler raccogliere
dei frutti senza aver lasciato ai semi la possibilità di germogliare?
O forse quei semi erano stati gettati già vecchi? Domande legittime
che necessitano di risposte chiare, affinché l'operazione non si riveli
dispendiosa e metodologicamente inutile.
Intanto si tira dritto. Si aprono siti internet (governareper.com
e romanoprodi.it)
e blog per coinvolgere l'elettorato e coglierne i bisogni e i desideri.
Si inaugura la grande "fabbrica
del programma" nella quale produrre idee vincenti e convincenti.
Senza accorgersi che al termine di questo can can d'iniziative sarà
necessario aver creato un filo unitario. Perché fino ad oggi, ogni tentativo
in questo senso è stato seguito da brucianti scintille incendiarie:
fosse essa l'Iraq o la tassa di successione, la fecondazione assistita
o il gioco delle primarie. Troppi gli interessi da conciliare, troppe
le teste da accordare. E l'elettore? Nel marasma rischia di perdersi,
e di preferire al battibecco il "mi consenta" di chi idee ne avrà poche,
ma almeno pungenti ed efficaci quanto basta.
Ne segue un'inevitabile impotenza (o allergia?) nel dare risposte a
domande che paiono ineludibili per una squadra che voglia in futuro
governare il Paese. E molti rimangono i punti oscuri, come ricordato
giustamente da Sabino
Cassese e Beppe
Severgnini sul Corriere della Sera. Mentre è in corso di approvazione,
seppur con qualche inciampo, la riforma istituzionale, il centro-sinistra
non ha ancora deciso che cosa ne farà se dal 2006 andrà al governo.
E l'unico appiglio unitario si è rivelato il ben noto slogan hamilton-prodiano
contro la "dittatura della maggioranza". Lo stesso dicasi per il federalismo,
approntato già dallo stesso Ulivo, ed ora largamente rivisto dalla Casa
delle libertà: fatto un ulteriore (disastroso) passo avanti verso la
disgregazione statale, Prodi e soci ne faranno un altro indietro? Sulle
grandi opere, sui tagli fiscali, sul conflitto d'interessi è sceso un
mutismo tattico, che può solo evitare frantumazioni nella coalizione,
ma non certo chiarire le idee all'elettorato. Gran parte del quale potrebbe
essere rappresentato da giovani. La Commissione europea sta predisponendo
addirittura un Patto per giovani, l'Ulivo che ne pensa? Da anni si parla
di un loro riscatto, ma di effettive politiche di ricambio generazionale
neppure l'ombra.
Infine, il metodo: il coinvolgimento cittadino nella formulazione delle
proposte contribuirà anche a ridurre la distanza tra elettori e rappresentanza
politica. Ma è uno strumento che può andare bene in una fase di gestazione.
Perché a lungo andare può diventare la testimonianza che non esiste
un sentiero tracciato all'interno del quale incanalare le idee che dovessero
trovare posto nel grande magazzino della "fabbrica". Che così rischia
di rimanere un cantiere aperto, o - peggio ancora - di diventare un
rudere da itinerario archeologico per la successiva tornata elettorale.
22 marzo 2005

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