Con l'introduzione della discrezionalità nell'applicazione delle sanzioni, riemerge il deficit democratico dell'Unione
di Davide Giacalone

Nessuno esita e tutti definiscono "nuovo" il patto di stabilità varato, a Bruxelles, dai ministri finanziari dell'UE. Ma dov'è la novità? In realtà i parametri restano tutti immutati, e non cambia nemmeno l'idea che la virtù coincida con il progressivo azzeramento del deficit. E allora? Allora i ministri hanno preso atto di due cose, del tutto contraddittorie: la prima è che quei parametri non possono essere modificati senza mettere a rischio la fragile struttura degli accordi fra i Paesi membri; la seconda è che due Paesi grandi ed importanti, la Francia e la Germania, non sono in grado di rispettarli. Quindi non si cambiano i parametri, ma si disinnesca l'automatismo nella contestazione degli sfondamenti, introducendo la possibilità di una valutazione caso per caso. E qui si mettono i piedi su un terreno destinato a procurare guai.

Valutare caso per caso, dare un peso a certe spese ed uno diverso ad altre, giudicare non solo le cifre, ma anche i processi riformatori ed il loro costo, significa introdurre la discrezionalità. Ma la discrezionalità, in faccende di bilancio pubblico, si chiama politica. La politica non la fanno i contabili, ma gli eletti dal popolo. Dove sono, a Bruxelles, gli eletti dal popolo?

Ogni volta che si affronta un problema serio (dalla politica economica alla politica estera) ci si scontra contro il deficit di rappresentatività, e, quindi, di forza ed autorevolezza, delle istituzioni dell'Unione. La Commissione Europea non è un governo, e questo è un guaio. Certo, si dirà che eletti dal Popolo (o dai Parlamenti) sono i ministri finanziari ed i capi di governo. Verissimo, ma se si assegna a loro quella valutazione discrezionale, quindi politica, allora andrà a finire che un Paese forte potrà permettersi di avere i conti in disordine, ed uno che lo è meno sarà costretto a maggior rigore. O, se si preferisce, andrà a finire che si sarà indulgenti con gli altri affinché nessuno voglia essere severo con noi. In tutti e due i casi il "nuovo patto" diventa una norma non scritta, il mero appello ad una trattativa senza fine.

Sarebbe solo una soluzione ipocrita, un modo per rinviare i problemi, se non fosse che in alcuni Paesi europei sono stati convocati dei referendum popolari per approvare, o meno, la nuova Costituzione. Non c'è dubbio che le forze contrarie all'Unione europea hanno, da ieri, un argomento in più da potere spendere.

21 marzo 2005