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Il monito di Ruini al mondo cattolico è legittimo ma l'attivismo
dei laici è ad un minimo storico
di Cesare Greco
L'invito del Cardinale Camillo Ruini a non recarsi
alle urne per il referendum sulla legge 40 ha dato corpo ad un dibattito,
all'interno del mondo cattolico e fuori da esso, francamente sorprendente.
Già esposi la mia opinione sulla legge sulla procreazione assistita
e non starò qui a ripetermi, ma mi preme confermare un concetto a mio
parere fondamentale per quanto riguarda l'operato della CEI, all'interno
della società italiana, e le sue prese di posizione nel dibattito politico.
Se da una parte ritengo inaccettabile l'ingerenza nell'azione legislativa
dello Stato, dall'altra è innegabile il diritto dei vescovi, ma anche
degli ayatollah o dei rabbini, di chiedere ai propri adepti di uniformare
il loro comportamento individuale ai precetti religiosi, quando questi
non contravvengano alle leggi dello Stato. Orbene, sulla questione referendum,
il cardinale Ruini ha ritenuto di dovere invitare i cattolici ad utilizzare
uno strumento previsto dalle leggi italiane: l'astensione dal voto referendario,
al fine di evitare un risultato, l'abrogazione della legge 40, ritenuto
in contrasto con le leggi morali della Chiesa.
Si tratta di un invito, un suggerimento rivolto ai cattolici, che in
sé non costituisce alcuna ingerenza negli affari dello Stato, non ne
mina la laicità, e che da molti politici cattolici è stato, peraltro,
rifiutato. Bene hanno fatto Prodi e la Bindi ad affermare il loro diritto
a recarsi alle urne e votare no, ci mancherebbe, ma dove sta l'inaccettabile
ingerenza?
L'invito all'astensione come strumento tecnico nei referendum, del resto,
ha ormai una lunga e consolidata tradizione assolutamente trasversale
e, quando utilizzato, ha quasi sempre ottenuto risultati nulli (valga
per tutti il clamoroso autogol di Craxi in occasione del referendum
sulla preferenza unica).
Certo sarebbe auspicabile che si risparmiassero le energie profuse nelle
critiche al cardinale per cercare di svolgere una adeguata campagna
referendaria e spiegare agli italiani il significato e l'importanza
di tale referendum. Mi riferisco essenzialmente a quelle forze laiche
che appaiono, in questa seconda repubblica, annichilite, con la sola
eccezione dei radicali e qualche lodevole individualità come l'On. Del
Pennino, nella loro azione per i diritti civili e, più in generale,
per le battaglie sui grandi temi che toccano le coscienze individuali.
Chi ricorda le grandi mobilitazioni per il divorzio o l'aborto (e in
quel filone si iscrive la battaglia per la modifica della legge 40)
non può che osservare sconsolato la desolazione attuale e l'inutilità
di certe prese di posizione di principio totalmente inutili per i fini
proposti. Continuare ad accapigliarsi sulla legittimità dei suggerimenti
di Ruini può soddisfare le pulsioni anticlericali di qualcuno, ma poco
incide sulla crescita in senso laico di una società che forse è già
molto più avanti di quanti ritengono di interpretarla.
17 marzo 2005

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