Il partito di Fini dopo il caso-Mussolini dovrà scegliere tra due realtà e due voti diversi
di Antonio Gesualdi

Dal nostro osservatorio la vicenda Mussolini era già stata, abbondantemente, prevista. Non è una questione privata, né tantomeno una guerra tra bande politiche, ma un vero e proprio segnale dell'andamento di Alleanza nazionale. Un segnale che gli aennisti dovranno valutare attentamente. Il centro-destra - il trattino è fondamentale - deve moltissimo ad Alleanza nazionale che è presente in tutti i "focolai" della Casa delle Libertà tranne in Basilicata e nel bastione della sinistra in Centro Italia. Ma proprio qui, nella provincia di Perugia, in particolare, An riesce a "invadere" la zona rossa. Zona invasa, storicamente, dai partiti di centro-destra anche nella lucchesia. Alleanza nazionale fa anche da "corrente" tra il Centro Italia attorno alla capitale fino alla Campania e quindi verso Foggia e la Puglia. L'agglomerato di riferimento valoriale è quello di una struttura famigliare prevalentemente egualitaria moderata dal principio di libertà.

Prima lo sdoganamento del Msi da parte di Berlusconi e poi il congresso di Fiuggi del 1994 hanno portato Alleanza nazionale verso posizioni ideologiche più centriste e di governo, ma l'affermazione del partito resta collocata geograficamente nelle aree storiche del Movimento Sociale Italiano con un progressivo spostamento verso le province alte del Centro Italia. Anche se occorre precisare che i parlamentari eletti nelle liste del Msi, poi staccatisi per costituire Democrazia nazionale, di fatto parteciparono alla costituzione di una maggioranza parlamentare già nel 1977-78.

Dunque l'ideologia nazionale di riferimento segna la marcia di questo partito verso posizioni più liberali mentre il voto più recente tende a posizionarsi nell'area più autoritaria del Paese. E' come se il partito si strutturasse sempre di più, diventasse meno "estemporaneo", e allo stesso tempo si spostasse sempre più verso il centro politico utilizzando una doppia chiave: territoriale e ideologica. Il dibattito interno a quel partito sarà sempre più intenso quanto più aumenterà il consenso verso nord rispetto al "focolaio" di riferimento; ovvero in tutto il Centro Italia e il Sud. L'antropologia politica ci ha già abbondantemente spiegato e dimostrato come la "zona rossa" italiana sia stata anche l'epicentro della "zona nera" e il voto politico su base comunale lo dimostra chiaramente e in modo emblematico ancora nella lucchesia. L'ampliamento del consenso verso An nella zona autoritaria (Centro Italia), quindi, innescherà reazioni dai rappresentanti della zona di riferimento più anarco-liberale (Sud e Nordovest). La fuoriuscita traumatica dal partito della napoletana Alessandra Mussolini è un segnale di questo movimento tradotto in posizioni ideologiche divergenti.

In occasione del decennale di Fiuggi, Gianfranco Fini dirà: "Abbiamo il merito di aver impedito, in alcuni momenti, certe derive che avrebbero portato l'Esecutivo, prigioniero di egoismi geografici e sociali a perdere qualsiasi possibilità di dialogare con la maggioranza del popolo italiano... La nostra è una comunità che concepisce la politica non come un mestiere, ma come una missione nel nome di tre grandi valori: l'amore per la patria, il rigore morale nei comportamenti individuali e collettivi, la passione civile".

Mentre Alessandra Mussolini dirà: "C'è un ragazzo che va da un uomo e gli chiede: 'Come faccio a raggiungere il potere?'. E l'uomo gli dice, vai da tua madre, strappale il cuore e portamelo. Il ragazzo corre, raggiunge la madre, le strappa il cuore, ma inciampa e cade e il cuore da terra dice: 'ti sei fatto male figlio mio?'". "Per noi - conclude l'ex esponente di An - la politica è questo, è cuore di mamma, sentimento, non è potere, capriole e giravolte per una poltrona". Tutto ciò che alla cronaca spicciola appare come una commediola nazional-popolare è il frutto del "movimento" politico-geografico recente di Alleanza nazionale che cresce anche nelle regioni del Centro Italia.

La classe dirigente di quel partito dovrà decidere al più presto se puntare sul voto più stabile (al Centro verso nord) oppure continuare a privilegiare il voto meridionale e del Nordovest. Il primo è minoritario per quantità di popolazione coinvolta e il secondo è maggioritario.

17 marzo 2005