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Le Autorità anziché arbitri inflessibili,
sono diventate uno dei tanti livelli di giudizio
di Davide
Giacalone
Prima l'Antitrust, adesso l'Autorità per le Grazie
nelle Comunicazioni: il coraggio arriva a pochi giorni dalla fine del
mandato. Già questa è cosa singolare, pregna di significato.
L'Antitrust ha spedito a Telecom Italia la più salata multa della sua
storia, per abuso di posizione dominante, pochi giorni prima che Tesauro
fosse sostituito da Catricalà. Adesso l'Autorità per le Comunicazioni
s'accorge, dopo un'istruttoria durata anni, di due cose non solo facilmente
accertabili, ma, direi, date per assodate nel comune sentire: la prima
è che il sistema televisivo italiano è articolato in un duopolio, dove
gli altri soggetti hanno ruoli del tutto marginali; la seconda è che
Rai e Mediaset trasmettono più pubblicità di quanta ne consentano le
leggi. Da qui, appunto, due multe salate, pari al 2% del fatturato.
Anche Cheli si accinge a lasciare il suo posto, anzi, scade proprio
oggi, e non si sa ancora chi lo sostituirà.
L'impressione, sgradevole, magari infondata, ma pur sempre sgradevole,
è che ci si tenga in mano la carta delle multe, da giocarsi sul tavolo
delle riconferme. Quando tale prospettiva sfuma, le istruttorie pluriennali
giungono improvvisamente alla fine. Quindi, diciamo la prima cosa rilevante:
le Autorità dovrebbero essere autorevoli, ma, da questo punto di vista,
le cose non sono andate come il legislatore aveva immaginato. Ma non
basta, c'è un secondo aspetto, sul quale insisto da anni: si sono create
Autorità specifiche, che dovrebbero avere il ruolo dell'arbitro, ma
le si sono calate in un sistema di diritto romano, dove tutto è appellabile
e ricorribile, il che non funziona. Arrivate le multe sia Rai che Mediaset,
come prima ancora Telecom Italia, si sono affrettate a dire che quelle
decisioni sono prive di ogni fondamento, sbagliate e, pertanto, i multati
si rivolgono al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (da dove
si vuole che venga il sostituto di Cheli), per chiederne l'annullamento.
Come se nel corso di una partita l'arbitro fischi, per poi sentirsi
dire dal giocatore che è un cretino e che non intende tenere conto del
fischio.
Delle due l'una: o queste Autorità servono a tutelare il mercato, quindi,
in ultima analisi, gli interessi dei consumatori, ed allora devono essere
autorevoli e le loro decisioni immediatamente esecutive; o sono solo
un ulteriore foro del perditempismo avvocatesco, in questo caso, senza
rimpianto, possono pure chiudere.
10 marzo 2005

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