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A Venezia centro-destra e centro-sinistra non trovano candidature unitarie.
Ma per la fine di questo bipolarismo bisognerà attendere ancora
di Michele Seno
Se qualche amico pensa, o si augura, che la fine del
sistema maggioritario italiano parta da Venezia, consiglio di aspettare.
Ci sono molti scenari ancora aperti in città. Mentre si svolgeva il
congresso nazionale di Rifondazione Comunista a Venezia, momento che
entrerà nella storia per la innovativa politica bertinottiana di abolizione
della proprietà privata seppur a lungo termine, si completava la presentazione
delle liste elettorali per le prossime elezioni amministrative.
Alla vigilia del congresso i giornali locali davano la bellezza di 6
candidati sindaco per il Centro-Destra (CD) e 5 per il Centro-Sinistra
(CS) oltre a 4 liste civiche che proponevano altri 3 candidati. Durante
il congresso sono venuti in città tutti i leader nazionali del CS, oltre
a molti funzionari e responsabili dei singoli partiti. Parallelamente
i coordinatori locali dei partiti del CD sono volati a Roma per definire
le alleanze comunali e regionali per le amministrative. Prima della
conclusione del congresso al momento di consegnare agli uffici elettorali
le candidature con le liste collegate e le firme raccolte rigorosamente
in bianco da zelanti funzionari dell'amministrazione comunale e del
tribunale, il risultato è: 3 candidati per il CS, 5 candidati per il
CD ed i 3 candidati delle liste civiche. In tutto 24 liste.
In questo scenario i giornalisti giunti in laguna, credendo forse di
trovarsi ad un'assemblea dei soviet - non solo per il clima siberiano
della scorsa settimana - vedendo spuntare da sotto un manto di 20 cm
di neve lo scontro al calor bianco nel CS, si sono concentrati su questo,
facendo sapere all'Italia che esiste una frattura in questa città. Seppur
vera questa situazione, non è meno drammatico lo scenario che si prospetta.
In verità di decadenza totale della politica e del sistema amministrativo
dobbiamo parlare, visto che il declino lo abbiamo già vissuto e dal
ciglio siamo già scivolati giù da qualche anno.
Le letture delle cronache politiche locali negli ultimi 4 mesi sono
costellate da proposte di candidature e di veti da tutte le parti. Se
il CD è stato caratterizzato in una prima fase dall'ipotesi di un outsider
aggregante in quanto noto giornalista televisivo, nel CS la proposta
delle candidatura pare spettasse al partito della Margherita che su
nessun nome proposto non solo è riuscita a convincere gli altri partiti
del raggruppamento, ma anche i suoi stessi principali rappresentanti.
Il CD non è riuscito a proporre un unico candidato, perdendo sicuramente
l'occasione di presentarsi con un suo "modello nazionale" così che anche
in questa tornata saranno tutti separati.
Il CS alla ricerca della candidatura unitaria si è illuso di poter presentare
un'aggregazione che in città è finita da tempo, dopo le recenti amministrazioni
che hanno lavorato non solo "lontano" dalle segreterie, ma anche dai
cittadini e dallo stesso elettorato d'area.
Venezia è stata ed è "una città a sinistra" e sicuramente lo rimarrà,
ma anche qui è morto il modello di aggregazione che la stagione dei
sindaci aveva visto nascere. Si è definitivamente sciolto quel tipo
di sperimentazione che ha generato l'abbraccio politico esteso: dai
cattolici, ai riformisti, ai nostalgici del baffone, fino al movimentismo
ed ai disobbedienti.
Ora lo scontro pare essere fra l'ex PM che ha indagato (e per questo
è ricordato in tutta Italia) su Gladio-Stay Behind, il Petrolchimico
ed il rogo alla Fenice ed il filosofo che, sconfitto in Regione dal
forzista Galan, indagato per il rogo del Teatro la Fenice (crudele destino?),
noto per i suoi studi kantiani e per le sue conversazioni con il Patriarca
Cé su S. Agostino, viene forse maggiormente ricordato dai concittadini
per averli invitati ad affrontare il millenario problema dell'acqua
alta comprandosi stivali.
Si può gioire per la floridità delle candidature? Per la disponibilità
di scelta? Penso che nessuno di noi individui nelle forme consumistiche
degli acquisti agli ipermercati il modello di governo di una città.
Non è che non si veda quanto Venezia sia una città complessa (quale
città non lo è?), o quanto importante sia per motivi storici, culturali,
ambientali (quante altre città lo sono in Italia?), o infine prestigiosa
e ambita in quanto vetrina internazionale (meno di Roma? di Firenze?).
No, la città è ambita anche politicamente per le notevoli opere che
stanno per vederla al centro del sistema regionale e del sistema Nord-Est.
Alle già avviate opere pubbliche del "Mose" e del passante autostradale,
a breve si aggiungeranno la "Nuova Romea" (dorsale autostradale che
da Mestre porterà a Roma), i lavori per la cosiddetta "SubLagunare"
(sistema metropolitano cittadino in maggior parte sott'acqua), poi per
il tram o metropolitana di superficie a Mestre e per il sistema di ovovia
denominato People Mover, il consolidamento del nodo viario del corridoio
5 (potenziamento anche della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Trieste),
la realizzazione della nuova aerostazione e del nuovo centro sportivo
con lo stadio e le aree commerciali attigue all'avvio del nuovo Ospedale
di Mestre; ben oltre tutto questo c'è il rilancio di Porto Marghera
con la riconversione produttiva ed innovativa (sostenuta dai rappresentanti
imprenditoriali e dal governo regionale). C'è l'imminente fine delle
concessioni di trasporto pubblico cittadino (volute da disposizioni
comunitarie) che nel centro storico si fonderà con la questione del
moto ondoso; c'è inoltre il riordino del sistema interportuale etc.
etc.
A questi temi, i più importanti, non si legano solo questioni locali
o regionali. Sono tutte presenti nei tavoli delle istituzioni romane
e su quelli dei commissari europei preposti. Nessuno di questi temi
sarebbe affrontabile dalla Città autonomamente. Non solo per l'aspetto
normativo che li definisce e caratterizza nell'istituzione dell'opera
in sé, ma anche per quello economico e finanziario.
Non si può neppure dimenticare la riorganizzazione della macchina amministrativa
con l'istituzione delle municipalità (processo legato allo status di
città metropolitana) che raccoglieranno il 50% del bilancio comunale
con organi elettivi che saranno a breve nominati per la prima volta.
Certo, esiste una frattura nel raggruppamento di CS. Questa situazione
comincia già a minare la stabilità del governo provinciale e di quelli
dei comuni limitrofi. La Margherita vede tradito l'accordo che le designava
la nomina del candidato sindaco a Venezia. Nei DS, la maggioranza fassiniana,
non ha saputo unire sotto un unico rappresentante le minoranze interne
(almeno due correnti) ed il gruppo Verdi+RC. Trovandosi a dover far
quadrare un cerchio che veniva continuamente messo in discussione. Pare
che le riunioni ad oltranza che si sono svolte nelle ultime due settimane
siano state sempre più laceranti soprattutto all'interno dei DS. I segretari
nazionali intervenuti fino all'ultimo minuto hanno alimentato il fuoco:
Rutelli ha sostenuto l'inviolabilità del patto ribadendo il diritto
di candidatura, ma non proponendo il candidato della segreteria locale
sostenuto dal filosofo. Prodi, molto legato al sindaco Costa (minoranza
nella Margherita) pare aver lavorato per una candidatura il più possibile
unitaria. Insomma non il candidato del suo raggruppamento di riferimento.
La vicenda si è conclusa come è apparsa sulle cronache dei giornali.
Il CD (Atene o Sparta che sia) gioisce! E' incredibile. Pare che il
locale economista consigliere del Presidente del Consiglio si sia espresso
preferendo il filosofo all'ex PM in un futuro (e certo) ballottaggio.
Sia chiaro sto parlando del prof. Brunetta, esponente di FI, il quale
partito riesce a trovare un candidato in accordo con l'UDC. Impossibile
l'accordo con AN che ha presentato un giovane candidato da molto impegnato
sui temi cittadini. Neppure avviato invece il tavolo di lavoro con la
Lega che ha preferito allearsi con una lista civica che ha come leader
il noto ristoratore dell'Harry's Bar. Quanto al giornalista RAI, alla
candidatura di coalizione ci credeva solo lui, trovando fin dalla presentazione
della sua lista civica motivo di confusione ed imbarazzo fra coloro
che si sono trovati inconsapevolmente coinvolti. Pare che qui ci sia
anche qualche denuncia in corso.
Insomma tutti disgiunti, tutti disuniti.
Formuliamo un'ipotesi. Se si ripetesse il voto avvenuto nell'ultima
tornata elettorale (elezioni europee con sistema proporzionale e con
candidati espressione delle segreterie nazionali), avremmo al primo
turno FI+UDC a circa il 24%, la coalizione dell'ex PM al 37% e quella
del filosofo al 15%, AN all'8% seguita dalla Lega+Lista civica forse
al 7%. Quindi sarebbe un ballottaggio CD-CS come in passato? Situazione
improbabile per due motivi. Infatti ora non si può più parlare a Venezia
di CS, ma di Sinistra. Il filosofo all'interno del proprio raggruppamento
rappresenta la parte più a sinistra. L'ex PM, nell'altro, è poi espressione
di forze che si richiamano maggiormente all'ala sinistra-comunista che
a quella riformista. Determinanti saranno invece i voti dei tanti militanti
del CS che non si riconoscono nel risultato ottenuto dai loro leader
e che sapranno andare contro la volontà della segreteria comunale e
dei riferimenti nazionali, uniti per il candidato regionale, divisi
per quelli in Comune. Inoltre la legge elettorale consente il voto disgiunto
e c'è già chi, all'interno dei DS, pensa di promuoverlo per sostenere
la sua candidatura di lista e quella del filosofo come sindaco. Se questa
diaspora si verificasse, ovvero se ritornassero i rapporti del filosofo
con la Curia, Venezia potrebbe assistere ad un nuovo modello politico.
A San Marco però siede ora un altro Patriarca.
Nelle liste per le municipalità tutto il CS è invece unito.
Tempi ancora lunghi per la fine di questo sistema maggioritario. Almeno
in Laguna.
8 marzo 2005

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