In Italia la classe "dirigente-evidente" è fatta dilaureati in Giurisprudenza. E' il caso di continuare così?
di Antonio Gesualdi

Classe dirigente: ovvero "classe evidente". La vera classe dirigente è fatta di gente responsabile nel proprio ambito e dunque è un insieme discutibile: è classe dirigente anche il buon padre di famiglia, allora. Ma è classe dirigente anche il gruppo che rappresenta il sindacato, l'impresa, l'azienda pubblica o privata, l'università, le professioni liberali e via dicendo. Quindi se diciamo che la classe dirigente è responsabile, in fondo, non diciamo niente di definito. Per fare un ragionamento "che tiene" sulla classe dirigente dobbiamo guardare soprattutto alla politica o, comunque, a coloro che sono evidenti. Molte nostre città, ad esempio, oggi sono tappezzate di manifesti pubblicitari di politici candidati per le regionali e possiamo vedere facce di giornalisti televisivi, attrici, cantanti, sportivi di tutte le specialità eccetera, eccetera.

Personalità "popolari", dunque "evidenti". Evitiamo gli intellettuali perché finiremmo per cadere nella diatriba del tipo: sono codini o non sono codini? Allora ci limitiamo al curriculum di alcune personalità che riteniamo importanti ed evidenti e quindi che in qualche modo sintetizzano il concetto di "classe dirigente". Si tratta di persone che possiamo trovare intervistate su un quotidiano autorevole e su questioni serissime, così come ritrovarcele a Striscia la Notizia oppure ad un comizio o in uno show o comunque in televisione e, in alternativa, in un convegno internazionale. Si tratta, insomma, di personalità autorevoli senza nessun dubbio e quindi "classe dirigente-evidente".

Sappiamo anche che circolano nei dibattiti più o meno seri i soliti riferimenti europei o americani e prima di tutto alla Francia: lì, si dice, la classe dirigente viene formata all'Ena e nelle cosiddette Grandes Ecoles. Evitiamo qui di riportare il dibattito, invece molto più complesso, su queste grandi scuole e diamo per accertato che il personale che forma una classe dirigente un qualche percorso di studio lo deve aver fatto.

Ed eccoci a noi: la soluzione, vedrete, è molto semplice. Per diventare classe dirigente in Italia bastava (basta ancora?) laurearsi in Giurisprudenza e non va niente male la Normale di Pisa. E' tutto qua. Carlo Azeglio Ciampi, Presidente della Repubblica, ha due lauree: una in Lettere e una in Giurisprudenza conseguite, appunto, alla Normale di Pisa. Silvio Berlusconi è Presidente del Consiglio ed ha studiato prima dai Salesiani e quindi si è laureto in Giurisprudenza. Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia, è laureato in economia a Roma e specializzato in macroeconomia e in teoria dello sviluppo economico e monetario al Massachusetts Institut of Technology.
Giulio Andreotti, senatore a vita, dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1941 si è specializzato in diritto canonico.
Romano Prodi è laureato in economia all'università di Bologna e specializzato presso la London School of Economics, dove diventa incaricato di economia e politica industriale. Marcello Pera, attuale Presidente del Senato si diploma ragioniere e poi si laurea in filosofia alla Normale di Pisa.
Giuliano Amato è laureato in Giurisprudenza presso il Collegio Medico-Giuridico di Pisa (che oggi corrisponde alla Scuola Superiore di Studi Universitari e Perfezionamento Sant'Anna). Luca Cordero di Montezemolo si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Roma. Ha iniziato la sua attività presso lo studio legale "Chiomenti" di Roma.
Guglielmo Epifani è laureato in filosofia alla Sapienza di Roma con una tesi su Anna Kuliscioff. Vediamo alcuni più giovani:
Pier Ferdinando Casini, attuale Presidente della Camera, è laureato in Giurisprudenza. Alfonso Pecoraro Scanio, nato nel 1959, è laureato in Giurisprudenza. Roberto Maroni, nato nel 1955, è laureato in Giurisprudenza. Gianfranco Fini ha studiato all'istituto magistrale e si è laureato in Pedagogia con indirizzo psicologico, con la votazione di 110 e lode. E' giornalista professionista.
Piero Fassino si è laureato in Scienze Politiche mentre era ministro della Repubblica così come Gianni Alemanno si è laureato - lo scorso anno - in Ingegneria per l'ambiente e il territorio.
Ci viene in mente che laureati in Giurisprudenza sono anche due campioni dello spettacolo come Pippo Baudo e Paolo Conte.
Insomma, appare abbastanza evidente che la nostra classe dirigente ha una tendente "mono-formazione" con alcune varianti che più che altro sembrano confermare la regola. Tra l'altro non sembra neppure il percorso di una generazione perché le classi di età toccate sono molto estese.
Se poi consideriamo che gli stessi ordini degli avvocati continuano a lanciare l'allarme per i troppi iscritti all'Albo professionale allora la situazione è da ritenersi veramente grave. In Italia, esercitano la professione 150.000 avvocati, con un rapporto di un legale ogni 400 abitanti. E come ha detto giustamente Paolo Ciannella, presidente della Commissione per l'accesso e la formazione dell'Ordine di Napoli: "Il crescente numero dei professionisti del foro si scontra tuttavia con una riduzione di assorbimento da parte delle pubbliche amministrazioni, e con una sperequazione tra numero di cittadini e avvocati, che determina una situazione di eccesso di forza lavoro in relazione alla domanda." Continuiamo a sfornare migliaia di avvocati che non faranno gli avvocati... ma la classe "dirigente-evidente"? Ma allora perché farli studiare "solo" Giurisprudenza?

7 marzo 2005