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A differenza di americani ed inglesi noi paghiamo. Ma adesso un po' di silenzio non guasterebbe di Davide Giacalone Basta, Giuliana Sgrena, e, ancor prima, il suo loquace
compagno, stiano zitti. Trovino un minuto per star zitti. Non temano,
questo è un Paese libero, nessuno toglierà loro la parola, potranno
continuare a sputar fiele sugli Stati Uniti, ma, a sangue ancora caldo,
cerchino il pudore del silenzio. Di scempiaggini ne abbiamo sentite
fin troppe, a cominciare dall'idea che sia stato un agguato quello teso
da un blindato statunitense, che scarica quattrocento colpi addosso
ad una macchina non blindata, allo scopo evidente (dice l'ebbro d'inattesa
notorietà) di uccidere la giornalista, depositaria di chissà quali informazioni
(rivelatele dai suoi amorevoli sequestratori), ma colpiscono mortalmente,
con un solo proiettile, un uomo dei servizi, Nicola Calipari. Cessano
il fuoco, si avvicinano, e portano gli altri all'ospedale. Almeno la
tragedia dovrebbe disincentivare il ridicolo. Vorrei dire quel che non
ho letto da nessuna parte. Gli ostaggi statunitensi ed inglesi, come
quelli di Paesi a loro amici, sono stati sgozzati davanti alla telecamera,
lasciati morire soffocando e rantolando nel loro sangue. Spettacolo
non bello, che ha inciso le carni di due gradi democrazie. Noi italiani
abbiamo trovato una strada diversa, durante il rapimento delle due Simona
abbiamo imparato a trattare, ed a pagare. Abbiamo pagato gli amici di
Saddam, abbiamo pagato un mondo che non è lo stesso, ma non è lontano
da quello che ha fatto saltare per aria i nostri militari, a Nassirya.
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