Come scaldare i cuori degli iscritti
traghettando il partito verso la scelta di governo.
di Giuliano Gennaio

Non tenendo conto della rigidità del clima veneziano di questi tempi, Bertinotti scalda gli animi degli iscritti al suo partito. Sotto la fitta neve, accompagnato da una standing ovation in stile hollywoodiano, Bertinotti ha traghettato il suo partito verso la scelta di governo. Ha anche annunciato la sua ultima presenza come segretario del partito. E forse anche per questo ha voluto tirare la corda fin quasi a farla spezzare, lanciando alcune frasi ad effetto che hanno fatto sobbalzare tutti i notisti politici. E tutti i riformisti della Fed. Bertinotti ha fatto la sua scelta, e il 60% della base l'ha accolta. Ma solo pochi anni fa era molto maggiore la percentuale degli iscritti che seguivano il sub-comandante Fausto, il rivoluzionario anti-governativo. Oggi Fausto è leggermente più riformista (ha vinto anche l'Oscar del quotidiano di Polito) e ha posticipato agli anni della terza età i proclami di stampo prettamente ideologico Si deve vendere come riformista oggi, e cosi vuole essere definito da Romano Prodi, che viene accolto all'assise senza applausi ma anche senza fischi. Si dice pronto a governare e a non portare nella fabbrica del programma le tematiche che dividono la coalizione. Si fa addirittura promotore di un'alleanza di governo, non con i Ds o con la Margherita ma direttamente con la borghesia produttiva come scrive Stefano Cappellini sul Riformista. Oggi lo strappo del '98 sembra definitivamente ricucito. Eppure le tematiche forti le ha annunciate, dicendo che il passaggio governativo sarà propedeutico al progetto riformatore, che la proprietà privata, seppur con tempi lunghi quanto quelli dell'abolizione del feudalesimo e della schiavitù, dovrà essere abolita e che la patrimoniale non la userà come prodotto di scambio ma che proporrà un sistema fiscale modulato, coordinato su più voci di prelievo sulle rendite, oggi troppo privilegiate rispetto al salario. Dopo il congresso di Rifondazione insomma, l'asse Prodi- Bertinotti esce ancor più rafforzato. E i riformisti si dovranno chiedere prima o poi se, come dice Bertinotti, la linea di governo la devono fare i popoli, o se la politica si possa ritagliare quel grado autonomia tale a responsabilizzare le scelte di governo.

4 marzo 2005