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Pensare al ministro francese come un nemico
della laicità di Stato è un'impostura bella e buona
di Davide Giacalone
Nicolas Sarkozy è stato, per quasi due anni, ministro
degli Interni, in Francia. Il che significa che è stato anche "ministre
des Cultes", figura che da noi non esiste, e che si potrebbe tradurre
con "responsabile dei rapporti con i culti religiosi". Esercitando tale
carica Sarkozy ha compiuto scelte che, se lette in modo frettoloso e
superficiale (come sono state lette da diversi, in Italia), possono
far credere che egli abbia preso le distanze dalla tradizionale laicità
della Repubblica francese. La sua esperienza è importante, la sua testimonianza
interessante (ha pubblicato un libro, per Les Éditions Du Cerf, "La
République, les religions, l'espérance"), ma tutto porta in direzione
della più schietta e sana laicità, senza alcun cedimento al confessionalismo.
Chi sostiene il contrario è in malafede, o non sa quel che dice.
Sarkozy è un cristiano, come molti suoi correligionari un praticante
saltuario, ma legato all'identità della propria fede. Egli ritiene che
uno Stato laico non debba rinunciare all'abbeverarsi a quel che di buono
viene dalle culture religiose, ma su questo torno in conclusione. Da
ministro, però, ha avuto qualche problema con le gerarchie della chiesa
nella quale si riconosce, che gli rimproveravano una certa eccessiva
attenzione al mondo islamico. Cominciamo proprio da qui, dice Sarkozy:
non sono io che ho deciso di portare alla ribalta le questioni religiose,
non sono io ad avere scelto di porre il problema degli islamici che
si trovano in Francia, questi sono problemi che si sono posti da soli,
che sono evidenti, complessi, coinvolgenti la nostra stessa sicurezza
nazionale, io ho solo scelto di non ignorarli, di non chiudere gli occhi,
di affrontarli.
Le correnti religiose presenti in Francia sono tre: quella cristiana,
in tutte le sue varie accezioni e diversificazioni, che è la più antica
e, per ciò stesso, la più integrata; quella ebraica, che è anche questa
parte della nostra storia e della nostra cultura; e quella mussulmana,
che è parte della storia d'Europa (si pensi alla Spagna), ma di più
recente arrivo in Francia; poi ci sono buddisti ed induisti, ma assai
discreti i primi, assai pochi i secondi. Dice Sarkozy: tutte le religioni
sono sullo stesso piano, tutte hanno diritto d'esistere, ciascuno ha
diritto, se crede, di praticarle, ma non facciamo gli ipocriti: mentre
cristiani ed ebrei non creano alcun problema, faccenda diversa sono
gli islamici. Perché accade? Intanto perché gli islamici sono di più
recente immigrazione e di condizione sociale più disagiata. Poi perché
fra loro si agitano fondamentalisti che sono pericolosi per la collettività.
Ed eccoci ad un primo passaggio, che me lo rende affine: confondere
Bin Laden con la moltitudine degli islamici, qualche nemico della nostra
civiltà con i molti che sono venuti qui per lavorare, è più che una
cretinata, è un atto pericoloso e suicida. Ma pensate sul serio, dice,
che il problema possa risolversi con l'eliminazione dei mussulmani?
Questa è follia pura, ed ha perfettamente ragione. E' quel che scrissi
giudicando pericoloso il libro (oramai sono i libri) di Oriana Fallaci.
Serve il dialogo, assecondando l'integrazione dove questa volontà c'è,
mostrando il pugno di ferro dove il disegno eversivo od offensivo si
manifesta. Integrazione, amalgama, contaminazione con tutti gli immigrati
di religione islamica, pugno di ferro contro quegli individui che minacciano
la nostra vita collettiva. Giusto.
E come la mettiamo con i loro usi e costumi? Qui Sarkozy è chiarissimo:
ciascuno è libero di far quel che vuole, di praticare i riti che crede,
ma la Repubblica viene sempre prima. La Repubblica tutela la libertà
religiosa, ma anche la libertà individuale: una donna che vive in Francia
è, prima di tutto, un individuo libero, poi, a sua scelta o per tradizione
familiare, può essere musulmana; il che significa che può portare il
velo quando crede, ma non quando siede sui banchi della Repubblica,
che sia studentessa od insegnante. Ed arriviamo ad un punto che, forse,
è l'origine di molti equivoci. La Repubblica francese vuole che la libertà
di culto sia senza onere alcuno per lo Stato, un po' come da noi la
Costituzione prevede a proposito delle scuole religiose, ma il ministro
Sarkozy s'interroga se tanta rigidità sia conveniente. Insomma, se una
comunità di onesti lavoratori mussulmani non trova la sua moschea, o
non ha il suo imam, che si fa, si dice che sono solo affari loro? Così
facendo si rischia di consegnarli nelle mani delle correnti peggiori,
magari con maggiori disponibilità. Quindi, dice il ministro, lo Stato
continui a non impicciarsi di questioni religiose, sia equidistante
fra le diverse confessioni, nel senso di equiestraneo, ma, insomma,
certe cose valutiamole con maggiore attenzione. E qui gli sono saltate
addosso le chiese cristiane, chiedendo di avere anch'esse dei privilegi,
degli aiuti. Lui non ha chiuso la porta e, appunto, questo può avere
ingenerato equivoci. Ma equivoci in malafede, perché il pensiero di
Sarkozy è chiarissimo, e per chi non voglia ancora capirlo valgano le
sue parole contro l'inserimento nella Costituzione europea di ogni riferimento
a dio o alle radici cristiane: l'Europa, dice, deve essere casa di tutti,
se si scelgono le proprie ascendenze, le proprie radici, oltre a commettere
un atto arbitrario, si finisce con l'escludere alcuni. Non so proprio
come, in Italia, si sia preteso di metterli in bocca il contrario.
La prima parte del suo libro è dedicata ad una generale disamina del
problema religioso, ed è quella cui accennavo all'inizio. E' la parte
meno politica, ovviamente, ed anche la più debole.
Certo, è bello ed è giusto che le diverse religioni convivano, e l'unico
modo che hanno per farlo è quello di collocarsi dentro uno Stato laico.
D'accordo. E va bene pure che i frutti culturali, anche morali, del
pensiero religioso divengano patrimonio di tutti e della collettività.
Va bene, ma anche Sarkozy non si nasconda il senso delle parole e della
storia: il pensiero religioso è un pensiero assoluto, il frutto di una
verità indiscutibile, rivelata da una fonte non umana, si tratta, quindi,
di una pianta culturale che, per sua natura, tende ad occupare tutto
il terreno e soffocare ogni diverso germoglio. E' così. La forza del
pensiero assoluto sta nel prestare risposte a domande altrimenti inesaudibili,
attinenti alla nostra natura ed al nostro destino di umani, ma si tratta
anche di una forza che occorre dominare. A me va bene che vi sia libertà
religiosa, ma capisco che per un fedele (vero, direi, non integralista,
che fuorvia) tale libertà è la premessa del proprio vittorioso proselitismo.
Questo è un problema che Sarkozy solo sfiora, di cui credo sia consapevole,
ma preferisce non affrontare. Dal punto di vista politico è difficile
dargli torto.
Nicolas Sarkozy è un politico laico, personalmente cristiano, che ha
difeso la laicità dello Stato francese immergendosi nei problemi della
contemporaneità, e non limitandosi alla citazione dei classici. Ha mediato
situazioni difficili, ma ha tenuto fermi i principi. Ha aperto un dialogo
fruttuoso con i mussulmani, che gli è costato una frizione con i sacerdoti
della propria chiesa, mostrando, così, indipendenza di giudizio. Descriverlo
come un politico che s'abbevera a fonti religiose è un'impostura. Sarkozy
è laico, e lotta insieme a noi.
3 marzo 2005

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