I riformisti non riescono ad incidere nella vita politica, ma stanno alzando la voce e vogliono farsi sentire
di Giuliano Gennaio

In pochi giorni si sono succeduti eventi importanti che riaprono il discorso dei riformisti in Italia. Le scelte di Piero Fassino nella designazione della segreteria nazionale dei Ds, la composizione della cabina di regia della Fed (la federazione dei partiti Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani europei), i commenti dei centristi sulla riforma del risparmio e la chiusura del caso radicali nelle liste regionali sono dei chiari casi di delegittimazione delle posizioni riformiste, centriste e anche un po' terziste a scapito della chiusura dei poli nelle proprie posizioni. Da una parte Fassino rafforza la sua leadership nella segreteria del suo partito con la nomina di molte figure amiche, lasciando fuori nomi forti come il senatore Franco Debenedetti o correnti storiche come quella di Enrico Morando, reo di posizioni troppo liberal e filo-occidentali per un posto di rilievo nella direzione Ds. Ma ancora sono rimasti fuori Lanfranco Turci, pasionario responsabile della campagna referendaria per i Ds, e si è dato un ruolo minore a Pierluigi Bersani e cioè la responsabilità della Commissione nazionale del progetto (in pratica la gestione dei rapporti con Prodi). Inoltre Morando, Giuliano Amato e l'europarlamentare Lilli Gruber sono rimasti fuori anche dalla cabina di regia della Fed, non portando quindi con loro tutta la propria carica riformista. Dall'altra parte emergono i dubbi dei centristi sulla riforma del risparmio. Su formiche.net, bimestrale che ospita interventi dell'area riformista del centrodestra, si dice chiaramente come l'Udc condivida le idee di Mario Monti e la difesa appassionata del disegno di legge di Bruno Tabacci, presidente della Commissione attività produttive della Camera. E come l'ala folliniana consideri una beffa cedere alla tentazione iper-protezionista dopo che nel governo c'è chi si è dichiarato portatore sano di un progetto innovativo di società. Se a questo associamo anche la boutade radicale, conclusasi, come previsto su questo sito, con un nulla di fatto, allora il quadro è completo. I riformisti non riescono ad incidere. Ma stanno alzando la voce.

2 marzo 2005