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Un Paese che non dimostra coraggio e saldezza morale è condannato a mentire sugli anni dell'attacco allo Stato di Davide Giacalone
E' tornato di moda il rogo di Primavalle, dove un ragazzo ed un bambino furono arsi vivi per il solo essere figli di un missino. Se ne parla come fosse un tema centrale della storia d'Italia dopo che per trenta anni si era messo tutto nel dimenticatoio. Capita che uno dei criminali di allora, tale Lollo, faccia rivelazioni su altri complici e subito scatta il riflesso della stupidità: si aprano le indagini sui complici e, all'opposto, si vari l'amnistia per avviare il cammino verso la verità. Sciocchezze.
Le amnistie hanno una funzione di pacificazione e di rivelazione quando sono adottate a caldo, nell'imminenza dei fatti, come quella del secondo dopoguerra, o quella sudafricana dopo il crollo del regime razzista. Le cose, da noi, stanno in modo diverso.
Cosa vogliamo sapere, per poter dire che si è raccontata la verità? Vogliamo sapere quale altro imbecille criminale ha portato la tanica di benzina? O vogliamo sapere il nome di chi era in via Fani ed ancora non è stato individuato? Detto con franchezza, ed avendo sempre studiato quei fatti, chi se ne frega. Sarebbe più interessante avere notizie sui legami e gli appoggi, non solo italiani, di cui dispose quella guerra civile, condotta all'ombra della guerra fredda. Sarebbe utile sapere quanto fondati fossero i sospetti di Giorgio Amendola, comunista ortodosso ed onesto, sui comuni canali di finanziamento del Pci e dei terroristi rossi. Sarebbe utile sapere chi organizzò la strage alla stazione di Bologna, visto che la sentenza di condanna per Fioravanti e Mambro fa acqua da tutte le parti. Rispetto a queste cose la funzione chiarificatrice dell'amnistia è nulla, anzi, semmai sarebbe l'ulteriore pietra tombale.
La verità è che l'Italia sembra condannata a mentire sulla propria storia, oltre tutto alimentando e promuovendo quella scuola di storici specializzatisi nel non capire e nell'evitare che si capisca. Per invertire la rotta occorre coraggio e saldezza morale, qualità che mancano in un Paese che si racconta la "favoletta" della chiarificazione sugli anni di piombo, ma coltiva amorevolmente la bugia e l'ipocrisia sull'atto finale di quella guerra civile ovvero il colpo allo Stato portato per il tramite dell'azione giudiziaria. E si tratta di soli tredici anni fa.
Qualità che mancano ad un Paese ove chi può pentirsi di spranghe, taniche, pistole, bombe, rapimenti ed omicidi, così come si dice frastornato per non aver capito a suo tempo di cosa trattavasi, può pretendere d'impartire lezioni a quanti lavoravano contro quel mondo ed i suoi protettori.
Forse l'amnistia la si dovrà fare, ma solo perché i tribunali non sono più in grado di funzionare.
14 febbraio 2005

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