L'esito delle primarie in Puglia conferma
che questo sistema privilegia le estreme
di Cosimo Dimastrogiovanni

I risultati delle cosiddette elezioni primarie in Puglia, più che altro una sorta di consultazione preventiva dello zoccolo duro del proprio elettorato, e per ciò più importante ai fini di una valutazione politica complessiva, ci consegnano, in maniera più netta del previsto, un centrosinistra fortemente condizionato dall'ala più radicale dello schieramento, forte del successo conseguito dal suo candidato Niki Vendola il quale con la sua solita ed apprezzata franchezza subito dopo il voto ha dichiarato "la mia vittoria sconfigge le nomenklature dei partiti".

Ciò è assolutamente vero perché si è sempre avuto il sospetto che l'operazione "primarie" fosse stata concepita da qualche stratega come una forma elegante e perché no moderna di mettere fuori gioco il candidato di Rifondazione, convinti appunto che le nomenclature potessero poi fare il resto. Non è andata così.

Questa situazione è assolutamente speculare con quanto avviene nel centrodestra, dove l'alleanza è sempre più alla mercé della Lega e del sempre più consolidato asse Berlusconi-Bossi che ha nel proprio Dna culturale, prima ancora che politico, uno scarso interesse per il destino del mezzogiorno d'Italia e delle sue popolazioni.

Se è un dato del tutto normale nei sistemi bipolari che ogni schieramento sia condizionato dalle estreme, in Italia ciò è fortemente amplificato e distorto da una legge elettorale insulsa e dannosa che è la causa principale di molti dei guasti che denunciamo nel sistema politico italiano. Questa legge elettorale non è in grado di assicurare compagini di governo politicamente omogenee ed ha trasformato in peggio i partiti, riducendoli ad una sorta di comitati elettorali permanenti che di fatto hanno come unico scopo quello di "trattare" all'interno della coalizione di riferimento la propria quota di cosiddetta "visibilità politica", determinando per entrambi gli schieramenti un verticismo che fa strage delle regole democratiche ed un'azione politica farraginosa e contraddittoria.

Non sarà un caso se questi partiti, secondo recenti sondaggi, risultano all'ultimo posto della credibilità tra i giovani dai 18 ai 29 anni.

Questo bipolarismo in salsa nostrana che ha nel berlusconismo per la destra e nell'antiberlusconismo per la sinistra l'unico vero collante, sta avviando il Paese verso un pericoloso declino socio-economico che forse non ha precedenti nella storia repubblicana.

Forse hanno ragione coloro i quali, e non sono pochi, parlano sempre più apertamente di Assemblea Costituente e di Terza Repubblica, sostenendo che i poli non sono più riformabili e che occorra rompere il gioco "scomponendo e ricomponendo" alleanze e partiti per produrrre coalizioni programmaticamente e politicamente più omogenee, consentendo a tutti i "riformisti" - intesi come uomini e forze sensibili alla necessità di una nuova fase costituente della vita nazionale - di unirsi per definire un nuovo modello di sviluppo, stipulare un nuovo patto sociale, modernizzare il sistema economico, rinnovare la politica, rilanciare la costruzione degli Stati uniti d'Europa.

Lecce 17 gennaio 2004

Cosimo Dimastrogiovanni
Comitato promotore "Società Aperta"- Lecce