Il Nordest si accorge che il declino
pone problemi di classe dirigente
di Antonio Gesualdi

La dietrologia classica parte sempre dalla domanda classica: "a chi giova?" E in fondo le polemiche natalizie su Società Aperta si basano su questa regola principe. Spronare gli industriali a darsi da fare, ribadire ai politici che non solo l'economia è allo stremo, indicare qualche soluzione istituzionale e di prospettiva passa per l'orchestrazione di chissà quale recondito obiettivo. L'obiettivo di Società Aperta, soprattutto nel Nordest, oggi è quello di proporre delle soluzioni, di ridare slancio, di aprire un dialogo a tutto campo sul da farsi.

A fine anno i dati e il sentimento degli industriali veneti, come rivela una ricerca pre-natalizia di Unindustria di Padova, virano al peggio e posticipano la ripresa agli anni prossimi. Il presidente degli imprenditori padovani, Luca Bonàiti, ha detto testualmente: "Niente pessimismi, ma la situazione è seria. Servono subito misure per incidere sulla competitività del sistema produttivo". E stiamo parlando del sistema produttivo del Nordest! "Serve - dice sempre Bonàiti - migliorare il Paese nel suo complesso". Insomma c'è sempre più incertezza, se su 407 imprenditori il 63% ritiene l'economia in affanno e il 47,6% posticipa (per l'ennesima volta) la ripresa al 2006.

Lo scorso febbraio una relazione di Unioncamere dava la ripresa per la fine del 2004. La prima congiunturale di Unioncamere del Veneto titolava: "Economia veneta, riparte la produzione". La terza inizia con la frase: "Si osservano ancora segnali di difficoltà". La faccenda è seria, appunto, e i segnali vengono da più parti non solo dall'economia. Il Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, nel 2000, secondo una sondaggio semestrale di IPR, aveva il 55% del consenso. Oggi è al 44%. E anche il governatore del Friuli-Venezia Giulia precipita dal 53,2% del 2003 al 46% oggi. E intanto comincia la campagna elettorale per le regionali e anche per il Comune di Venezia.

Gli imprenditori del Veneto, dopo la battaglia tra Luca Cordero di Montezemolo e il trevigiano Nicola Tognana, devono tirare le somme e stanno cercando un nuovo leader. E anche nel sindacato si aprono fronti: Roberto Michieletti, segretario generale della Uil, ha annunciato le dimissioni.

Le aziende delocalizzano perchè la delocalizzazione, nella dinamica mondiale, è logica, ma la classe dirigente è come se avesse altro a cui pensare. La Marzotto decide di spostare la sede legale da Valdagno a Milano - sono 3 ore di macchina - e succede un finimondo; scendono in piazza prima di tutti i sindaci della Valle dell'Agno. Ma la Marzotto ha 11 mila dipendenti sparsi per il mondo e deve avere strategie di lungo periodo e globalizzate. Valdagno è una delle tante sedi: e resterà certamente quella storica.

Docenti universitari scrivono un giorno sì, e l'altro anche, editoriali sui giornali e si sprecano in consulenze, convegni, dibattiti. Quando si occupino di ricerca e di insegnamento non lo si capisce ancora bene. E all'Università di Padova devono cancellare dalla graduatoria, per "riscontrate irregolarità", sei persone che ad un concorso per un dottorato di ricerca risultavano essere state a conoscenza del tema dello scritto e qualcuno è stato pure aiutato all'orale. I giornali passano di mano, come le regole di un mercato sano dettano, e si sprecano le dichiarazioni di chi si sconcerta del fatto che il Gazzettino ora è di un costruttore romano. Come se Caltagirone fosse un costruttore... cinese.

Se tutto questo giovasse a qualcuno in particolare sarebbe una gran bella cosa; se giovasse ad una classe sociale, se giovasse a un disegno di un grande vecchio, se giovasse ai cittadini in genere, sarebbe tutto più facile. Il fatto è che le crisi hanno risvolti difficili per tutti e se continuiamo a segnalare un cambiamento strutturale, che il declino è in agguato e che la classe dirigente attuale è in troppe altre faccende affaccendata non per questo stiamo tirando la volata a qualcuno.

E se proprio si vuole tirare per la giacca qualcuno, allora tiriamola a Cavour che inventò il connubio, ma fece l'Italia. Il connubio, come spiega Carlo Morandi nei quaderni di storia diretti da Giovanni Spadolini, era "l'unione del centro destro e del centro sinistro che diede al Covour una solida base parlamentare, non però una posizione di comodo e tanto meno una larvata dittatura."

Dunque nessuno qui ha la pretesa di mettersi comodo o di impartire regole d'autorità, nè di fare la Cassandra di turno, ma stiamo solo dicendo e continueremo a dire: chi vede tutto questo si unisca a noi e facciamo insieme ciò che è necessario per approdare ad un Terza Repubblica - istituzionale, civica, politica, economica, - capace di "migliorare il Paese nel suo complesso".

A chi gioverebbe? All'Italia!